La crisi di  Campione a “Report”, Salmoiraghi: «Non sono responsabile»
Cronaca

La crisi di Campione a “Report”, Salmoiraghi: «Non sono responsabile»

Riflettori di “Report”, la trasmissione di inchieste sull’attualità di Rai3, puntati sul caso Campione, con la crisi del municipio e il fallimento della casa da gioco.
Una spirale perversa simbolo dei Comuni italiani alle prese con il dissesto economico, a dieci anni dall’introduzione del federalismo fiscale e a dieci anni dalla crisi economica.

Ma il viaggio di “Report” nell’enclave è partito da assai più lontano. Correva infatti il 2000 quando le telecamere andarono a fare le pulci al Comune comasco sul Ceresio, allora in vetta alla classifica delle località più ricche del Paese.
E già allora trovarono sulla poltrona di primo cittadino Roberto Salmoiraghi, che rieletto nel 2017 ha di recente dato le dimissioni.
«Dal Casinò arrivano al Comune circa 60 miliardi di lire all’anno – dichiarò allora a “Report” – Tutti soldi che spendiamo sul territorio».

«Salmoiraghi ha abbracciato la chitarra della cicala abbandonando la mollica della formica», ha chiosato Sigfrido Ranucci, che ha il mano il timone di “Report” che fu a lungo di Milena Gabanelli.
Diciotto anni dopo quel servizio, le telecamere sono tornate a Campione d’Italia, dove hanno trovato tutt’altri colori ad accoglierle: dall’oro al nero pece: casinò fallito e aria di “rien ne va plus”. Sì, perché in un gioco dove regola aurea è che il banco vince sempre «al casino municipale il banco è riuscito a perdere 130 milioni di euro»: inizia così il servizio di Manuele Bonaccorsi che ha dato voce a sindacalisti, come Vincenzo Falanga (Uil), ma anche ai campionesi, 800 famiglie in ginocchio là dove c’erano i 2000 italiani più ricchi del Paese a inizio XXI secolo: «Siamo disperati, vogliamo lavorare, amiamo il nostro paese e non vogliamo che muoia». Il Casinò incassava fino a 123 milioni di euro l’anno nel 2002, poi le entrate calano a 90 milioni di euro per la concorrenza del gioco online, e da allora è stato impossibile versare ogni 10 giorni 700mila euro nelle casse del comune come prescrive la legge. Un gorgo, un buco nero, il Casinò nel servizio di Rai3, ma anche «una mucca da mungere» anche se «tutti avevano capito che era destinata alla macellazione». Il servizio dà voce anche all’ex sindaco Maria Paola Rita Piccaluga, che ha sottolineato il caso esuberi nei dipendenti del casinò negli anni. «Nel 2012 abbiamo definito 220 esuberi: ho trovato 250 persone sotto casa mia con le mazze da baseball in mano».

«Si sente un po’ responsabile di questa situazione?» chiede l’intervistatore al dimissionario.
Risposta: «No». L’ultima parola l’avrà la Procura di Como che indaga sul drammatico e per ora irrisolto crac.

21 Nov 2018

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