LA CRISI LIBICA E I RISCHI LARIANI

Il segretario del Landau Network
Un’ecatombe. È quella che si sta tragicamente materializzando in Libia. Un orizzonte sempre più insanguinato che, in base alle ultime notizie, conta già più di mille vittime. Una situazione esplosiva che rischia di degenerare con il passare delle ore.
«È questa la paura più grande. Se la rivolta dovesse assumere anche a Tripoli, roccaforte del colonnello Gheddafi, la spinta popolare che sta attraversando, in modo dirompente, tutta la Libia, si potrebbe arrivare a una vera e propria guerra

civile. Assolutamente incontrollabile e dagli esiti spaventosi», spiega Maurizio Martellini, docente di fisica teorica all’Università dell’Insubria e segretario generale del Landau Network-Centro Volta di Como.
«Ritengo che il leader libico, forte del suo esercito di mercenari, possa resistere allo sconquasso di questi giorni. Se così non fosse, il bagno di sangue potrebbe essere inarrestabile, provocando una fuga di massa dalla Libia». In tal caso «sarà inevitabile veder arrivare anche da noi orde di profughi – aggiunge Martellini – Ci dovremo confrontare con tale realtà, anche perché i nostri vicini svizzeri saranno sicuramente più rigidi nei controlli alle frontiere. Ovviamente non ha senso commentare l’ipotesi di Giuliano Bignasca (leader della Lega dei ticinesi) che ha proposto di costruire un muro tra Como e Chiasso per arginare il passaggio dei profughi nordafricani».
Certo è che se «la Libia dovesse precipitare in una vera guerra civile – dice il professore – dovremmo monitorare gli arrivi e confrontarci con una realtà nuova». La forza di questa rivolta popolare «sta nel fatto che è generata attraverso il web. I Paesi nordafricani, che hanno un’altissima percentuale di giovani, hanno alimentato il malcontento e spinto la gente a scendere in piazza utilizzando Internet e i social network. Hanno capito, sempre utilizzando queste tecnologie, che nel tanto bistrattato Occidente prevale il concetto di libertà. Si sono così compattati per scendere in strada e affermare il desiderio di libertà».
La situazione preoccupa anche per le possibili ripercussioni sul prezzo del petrolio. Ovvero sul costo del pieno che, soprattutto in zone di confine come la nostra, equivarrebbe a un incremento del flusso di persone in caccia di benzina, a miglior prezzo, in Ticino.
«È un rischio remoto – conclude Martellini – Gheddafi potrà chiudere solo momentaneamente i rubinetti, ma quanto prima dovrà far ricorso ai proventi che derivano dall’oro nero, innanzitutto per pagare i mercenari che lo sostengono nella feroce lotta per non soccombere sotto la spinta popolare».

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