La difficile convivenza tra esercenti, residenti e lo storico “Sinigaglia”

alt I pareri della gente

Pronta ad abbassare la saracinesca durante le partite a rischio. La titolare del bar di viale Rosselli nei pressi del quale è stato trovato domenica scorsa il borsone con le armi non nasconde la preoccupazione per la sicurezza in caso di scontri tra tifoserie. «Ho chiesto agli stessi tifosi del Como, quelli “sani”, davvero sportivi, di avvisarmi in caso di incontri a rischio. Piuttosto che trovarmi il locale distrutto preferisco chiudere per qualche ora», sottolinea Monica Panzeri.
La barista

comasca gestisce il Bar Panpero, ex Giannina, da circa un anno e mezzo.
«Il ritrovamento del borsone è sicuramente preoccupante – dice – Personalmente non sapevo nulla. Sono entrati gli agenti della polizia e ci hanno chiesto di spegnere la musica e non vendere alcolici finché non avessero identificato le persone. Solo dopo abbiamo saputo delle armi. Personalmente comunque credo sia davvero una cosa stupida, non è il modo di vivere lo sport, queste sono persone che cercano solo la rissa. Ma per noi non cambia nulla. Ormai ci siamo abituati. Nelle partire a rischio chiuderemo per qualche ora onde evitare danni».
Lo stato di assedio dell’intero quartiere durante le partite, in particolare quelle considerate a rischio, è un disagio per tutte le attività commerciali. «La domenica sono chiuso, ma vivo comunque la situazione in caso di partite infrasettimanali – dice Giovanni Crusco, parrucchiere di viale Rosselli – Certo, quello di Como è uno stadio bellissimo ed è un peccato che per pochi teppisti si creino queste situazioni. Credo si debba usare la linea dura con chi lo merita. Pensare a provvedimenti drastici come lo spostamento dello stadio sarebbe una sconfitta, una resa davanti a episodi di delinquenza».
Disagi durante le partite anche per il Bar Pino.
«Le auto non possono passare e non ci sono parcheggi e già questo è un problema – dice Joanna Sancez – Abbiamo quindi meno clienti. Senza contare che non possiamo somministrare alcolici, una soluzione che danneggia solo noi perché comunque i tifosi, se vogliono, arrivano qui già con gli alcolici, oppure hanno già bevuto prima di arrivare».
«Davanti a certi comportamenti – aggiunge il titolare, Paolo Scanziani – credo che non si debbano lamentare per la chiusura della curva o per altri provvedimenti. Certi tifosi se lo meritano».
La parrocchia di San Giorgio si affaccia proprio sullo stadio. «È una struttura importante e simbolica, ma purtroppo la situazione è tale da richiedere, per quanto mi riguarda, lo spostamento dello stadio fuori città – dice il sacrestano, Claudio Calabrese – I tifosi non ci hanno mai creato problemi né abbiamo subito danni, ma i disagi durante le partite, quando l’intera area è blindata, purtroppo ci sono. Convivere con le misure di ordine pubblico previste durante gli incontri crea inevitabilmente difficoltà. Il momento più critico per quanto ci riguarda è settembre, quando organizziamo la nostra sagra. Abbiamo sempre grosse difficoltà per l’utilizzo di piazzale Somaini».
L’impossibilità di raggiungere in auto le sedi è un disagio da sempre segnalato anche dalle società sportive di viale Puecher, Canottieri Lario, Yatch Club e Aero Club. Durante le partite, la strada è presidiata dalle forze dell’ordine e l’accesso è possibile solo a piedi.

Anna Campaniello

Nella foto:
La zona stadio blindata durante una partita della massima serie

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