di Adria Bartolich
Dopo tanti anni ancora mi stupisco della capacità specifica, tutta italiana, di riuscire a pensare delle cose, enunciarne altre ancora, e infine fare il contrario di quanto detto. Il tutto con una disinvoltura davvero ammirevole che lascia senza parole.
E veniamo ai fatti . Il ministro Lucia Azzolina, tenuta sotto pressione dall’opinione pubblica e soprattutto dalle famiglie, alle prese con un problema serio per la sistemazione dei ragazzi a scuole chiuse, decide per la riapertura a settembre della scuola in presenza. E fin qui tutto normale.
Il diritto all’istruzione in un Paese civile non è uno scherzo, la didattica a distanza non sempre è stata in grado di raggiungere tutti, e i ragazzi hanno diritto a potere incontrare i loro compagni. La vita di relazione per i giovani è di grande importanza educativa.
Ovviamente bisogna anche garantire misure di sicurezza cogenti, siamo usciti dall’emergenza acuta Covid 19 ma il virus ancora circola e occorre evitare che riprenda l’escalation dei casi di infezione. Quindi mascherina, disinfettante, distanza di sicurezza.
Il ministro si spinge oltre, didattica per piccoli gruppi e contemporaneità, il che significa raddoppio di spazi e docenti, e al primo sintomo di raffreddore, ovviamente, prendere la malattia.
Poi ognuno dice la sua, i presidi parlano di un 30% di strutture inadeguate, i sindacati di 86.100 cattedre vacanti in tutta Italia – di cui 4.343 sul sostegno, come sempre, ormai è un dato storico – soprattutto nelle regioni del Nord, cioè quelle più colpite dal Covid-19. Le cattedre vacanti sono 13.424 solo in Lombardia.
Quindi, si dice, autorizziamo nuove assunzioni, e le persone normali pensano giustamente che saranno per le scuole del Nord, ma subito dopo si aggiunge con tono trionfale che sono state concesse 49.053 domande di mobilità territoriale, il 54,3% di quelle presentate, e un totale di circa 8mila spostamenti fuori regione. Non si spiega fuori da quali regioni ma è intuibile. Da quelle che avrebbero bisogno di insegnanti più che mai.
Aumenteranno i precari, si dice almeno 200mila, e ci saranno nuove assunzioni per 62mila posti circa.
In più si sposta in avanti il termine per le assegnazioni provvisorie, cioè le richieste per l’avvicinamento a casa, a settembre. E saranno altri buchi.
Perciò chiameremo supplenti che nella gran parte dei casi prenderanno il posto ma non il servizio, accampando malattia, legge 104 o crampo al mignolo, e intanto che attenderemo che si presentino i vincitori di concorso se andrà bene a dicembre, dovremo garantire le lezioni non potendo accorpare classi, anzi tenendo separati i gruppi, né andando a scuola malaticci, cosa che è sempre successa, per garantire la copertura del servizio.
Dico io, ma almeno prevedere che chi non si presenta a vario titolo almeno non prenda il punteggio per il servizio che non presta sarebbe così scandaloso?
In una Paese normale sarebbe il minimo!
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