La fabbrica degli aforismi: i maestri lariani del “pensare breve”

Federico Roncoroni

Per Alessandro Tassoni, autore de La secchia rapita, il comasco Plinio il Vecchio era fonte di citazioni e riflessioni, al pari di Platone, Aristotele e Plutarco: nei suoi Pensieri diversi, l’autore modenese trae spesso spunto dalla Naturalis historia, la celebre enciclopedia scientifica dell’erudito lariano morto durante l’eruzione del Vesuvio che seppellì Pompei. Il Lario “fabbrica” di aforismi e pensieri brevi, massime e frammenti da meditare? Forse sì.
Va tanto indietro nel tempo, appunto fino all’erudito lariano del I secolo dopo Cristo, l’antologia Scrittori lariani di aforismi a cura di Gino Ruozzi pubblicata nel 1994 nei “Meridiani” di Mondadori e più volte ristampata. Due volumi densi e fondamentali, un viaggio nel tempo dai Disticha Catonis ad Alda Merini, attraverso una miriade di meteore, costellazioni e sciami verbali che, insieme ad altre pubblicazioni più recenti, permettono di dire che Como è tra le patrie italiane dell’aforisma.
Il genere letterario che forse più si attaglia ai lariani, abituati non ai grandi sistemi e al fare squadra, ma a uno spesso malsano individualismo. Comasco è lo stesso prefatore del Meridiano, il massimo narratore lariano del XX secolo, Giuseppe Pontiggia: che s’interroga proprio sulla natura del “pensare breve”, cioè per scorci e per frammenti che sono, parole sue, l’autentica «medicina dell’uomo» dispensata dalla letteratura: «Un aiuto che un uomo offre a un altro uomo, una guida per evitare l’errore o porvi rimedio, il conforto che l’esperienza può dare a chi deve ancora affrontarla». Un altro lariano radunato da Ruozzi è Giambattista Giovio, cultore di «sali e sarcasmi di corte e di salotto» tra moda, cibo, lusso e politica. Si muove un po’ goffo nella Como di fine Settecento, con i suoi pensieri «caduti giù dalla penna» (parole gioviane): compiange chi queste cose le trova «frivole», al contrario le stima perché con questo mezzo «si possono dire bellissime cose senza cicaleccio e senza periodi idropici». Qualche esempio del suo stile? «La prova per me evidente che i filosofi sono insoffribili, è che si credono essi la filosofia», scrive il contino lariano.
Un salto in avanti ed eccoci, con l’antologia di Ruozzi, al cospetto di una vetta assoluta dell’aforisma, un genio moderno purtroppo poco noto ai più, il diplomatico e scrittore Carlo Dossi, la cui splendida villa svetta ancora sulla collina di Cardina.
Le sue Note azzurre sono uno zibaldone e anche il suo diario più intimo e vero, una selva di 5.794 frammenti dove abbondano gli autoritratti, la pungente ironia spesso misogina («Il cane è la bestia che io, dopo la donna, preferisco»), la metafisica e la politica. E anche la definizione di aforisma: «Una volta si scrivevano libri, oggi frammenti di libri. Mangiata la pagnotta non restano che le briciole».
Ancora un salto ed ecco il prefatore diventare autore: Pontiggia scrisse splendidi aforismi ne Le sabbie immobili, raccolta uscita dal Mulino nel 1991, dove si confermò osservatore dei costumi contemporanei mettendo sempre alla berlina i tic e i paradossi del linguaggio di oggi, con stile ed eleganza pari solo alla sua acutezza. Come in questa definizione dell’aggettivo “kafkiano”: «Riservato d’ufficio alla burocrazia. Rivela assenza di ogni famigliarità con Kafka, come di ogni famigliarità con Platone l’aggettivo platonico, riservato all’amore in bianco e al risultato di zero a zero nel calcio». Ed ecco quella dell’aggettivo “epocale”: «Mutamento epocale. Ce n’è ogni giorno».
Non poteva mancare nel secondo volume del Ruozzi sul ’900 anche un canturino illustre autore di aforismi che fu pure pittore (destino comune anche a Longanesi, Maccari e Melotti) e cioè Ugo Bernasconi (sopra il titolo, un suo disegno dedicato al paesaggio di Como). Ai pensieri in forma letteraria («Per non rinchiudersi nella “torre d’avorio”, tali salgono sul palco del ciarlatano») lavorò con tenacia ma senza riconoscimenti per mezzo secolo.
Doveroso citare a questo punto un’altra storica antologia, che va tenuta sullo scaffale accanto ai due Meridiani di Ruozzi. L’autore è Federico Roncoroni, nella foto, curatore di antologie scolastiche e grammatiche fondamentali, scomparso lo scorso gennaio a 76 anni. Grande successo ha avuto e ha la sua preziosa raccolta Il libro degli aforismi negli Oscar Mondadori, seguito da La saggezza degli antichi per pescare da greci e latini. Cosa è dunque per Roncoroni (egli pure conquistato da Bernasconi e Dossi) l’aforisma? «Un perfetto meccanismo espressivo che, in equilibro tra eleganza e sostanza di pensiero, a metà strada tra il gioco di parole e la massima filosofica, aspira a divertire e a far riflettere». Definizione perfetta.

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