La fisica del Sole scatena la città di Volta

sonda Solar Orbiter

Prosegue la lunga cavalcata digitale del Festival della Luce Lake Como, promosso dalla Fondazione Alessandro Volta, la cui settima edizione si svolgerà fino al 20 giugno in modalità online (ne sono media partner anche “Corriere di Como” ed Espansione Tv).
Il tema attorno al quale ruotano interventi e dibattiti è quest’anno il Sole, la nostra stella, raccontata da vari punti di vista, dall’astrofisica all’ecologia. I contributi sono online sui canali social della fondazione comasca intitolata all’inventore della pila ogni giorno alle 18.30.
Il 16 giugno Alessandro Bettini, del Dipartimento di Fisica dell’università di Padova e vicepresidente della Società Italiana di Fisica, parlerà sul tema “La scoperta delle macchie solari di Galileo Galilei”.
«I cannocchiali che esistevano prima di Galilei – dice lo scienziato – erano sostanzialmente giocattoli da vendere nelle fiere. Galilei ne fece uno strumento scientifico, utilizzando anche l’alta tecnologia del vetro disponibile a Venezia. E aprì le vie del firmamento. Una delle scoperte, del luglio del 1610, fu che sulla superficie del sole c’erano delle macchie. Era bravo a disegnare e, proiettandole attraverso il cannocchiale su un foglio di carta, ne fece un disegno, ogni giorno a una certa ora. Proiettandole velocemente una dietro l’altra nel mio intervento al festival comasco farò vedere il filmato che ne risulta, dove il sole gira sul suo asse (ci mette circa un mese) che è (circa) perpendicolare all’eclittica (l’orbita della terra)».
Aristotele aveva detto che i cieli dalla Luna in su sono immutabili. «Fino allora gli avevano creduto, ma erano frottole – dice il professore padovano – Il gesuita e grande astronomo Christoph Scheiner cominciò a osservare le macchie nella primavera del 1611, qualche mese dopo cioè, ma pretese di averle scoperte lui. Ci fu una grande polemica tra i due sulla priorità, dura, ma ancora civile. Una volta fatta la scoperta, Galilei smise di osservare il sole per occuparsi d’altro. Scheiner invece continuò sistematicamente per anni a osservarle, pubblicando risultati e la sua teoria nella “Rosa Ursina” nel 1630. Il libro contiene decine di pagine di lividi attacchi a Galilei, ma anche bellissimi disegni – ne mostrerò alcuni a Como – e la scoperta che l’asse di rotazione del sole è leggermente inclinato, 7 gradi rispetto alla perpendicolare all’orbita della terra. Quindi noi, girando intorno al sole in un anno vediamo le traiettorie delle macchie cambiare. Hanno un percorso obliquo, all’ingiù in un mese dell’anno, verso su sei mesi dopo, ad arco nei mesi intermedi. Spiegarlo a parole non è semplice e per far capire ho messo un nastro attorno a una palla un po’obliquamente e l’ho fotografata girando intorno da quattro posizioni alla stessa altezza ogni 90˚ e le farò vedere in sequenza. Ma Christoph Scheiner era gesuita, poteva ammettere, a fatica, che Aristotele avesse sbagliato, ma non certo permettersi di pensare che il sole sta fermo e la terra gli gira intorno. Ma se il sole ci gira intorno il suo asse dovrebbe rimanere parallelo a se stesso e noi vedremmo le macchie muoversi sempre nello stesso modo. Per spiegare le osservazioni, bisogna che i poli del sole percorrano due cerchietti, in verso opposto, esattamente nel tempo in cui il Sole gira attorno alla terra. Non è detto che non sia così, ma è assurdamente complicato. Se invece è la Terra che gira intorno al Sole la spiegazione è semplicissima, e Galilei introduce (all’ultimo momento) quest’argomento nel Dialogo sopra i due massimi sistemi a prova del sistema copernicano».
Tanti secoli dopo Galileo, oggi sappiamo che le macchie sono tempeste magnetiche sul sole e che in febbraio è partita la missione Solar Orbiter, con strumenti anche italiani, per andare a studiarle da vicino. Al festival ne parlerà Marco Romoli del Dipartimento di Fisica e di Astronomia dell’Università di Firenze il 17 giugno.
Non meno interessante sarà al Festival il 19 giugno l’intervento dedicato al Sole da Maria Bondani, ricercatrice dell’Istituto di Fotonica e Nanotecnologie del Consiglio Nazionale delle Ricerche. che svolge la sua attività presso il Dipartimento di Scienza e Alta Tecnologia dell’Università degli Studi dell’Insubria a Como, dove è Responsabile dei Laboratori di Ottica Quantistica e di Fotofisica delle Biomolecole. La scienziata è autrice di più di 160 pubblicazioni su riviste internazionali e di numerose presentazioni in congressi internazionali.
«Faccio parte da sempre del Comitato Scientifico del festival comasco – dice Maria Bondani – e devo dire che è questa iniziativa una conferma del ruolo da protagonista che Como può giocare sul fronte scientifico. Nel mio contributo di quest’anno partirò dallo studio del Sole nell’antichità per arrivare ai vari approcci alla stella da parte della scienza odierna. Il Sole è un argomento fondamentale di studio perché ad esempio influisce con le sue grandi tempeste magnetiche sulle telecomunicazioni terrestri. Inoltre noi vediamo solo la superficie della nostra stella, e da poco abbiamo iniziato a studiarne l’interno che è fatto di gas e plasma in continuo movimento. Ed è una sfida per un pianeta in crisi ambientale come la Terra. Poter replicare la “macchina” di costruzione dell’energia attraverso la fusione che si genera nel Sole, con pressioni altissime, qui sul nostro pianeta e in condizioni ovviamente di sicurezza per la nostra specie e l’intero ecosistema è la sfida dell’era nucleare ed è tuttora un fronte di ricerca molto interessante».
Torniamo al microcosmo comasco: quanto è importante per chi fa ricerca scientifica ad alto livello avere la possibilità di un palcoscenico di divulgazione? «Il Festival della Luce – dice Maria Bondani – è stato ed è un evento di grande importanza per Como, ha messo sicuramente in luce il ruolo della didattica scientifica e lo testimoniano le tante attività che hanno coinvolto le scuole del territorio e che nelle precedenti edizioni io stessa ho coordinato. Como è la patria di Alessandro Volta, l’inventore della pila e nostro scienziato di riferimento, grazie al fisico e a tanti altri studiosi e ricercatori Como ha senz’altro dato un grande contributo alla scienza. Vocazione che tuttora coltiva grazie all’Università degli studi dell’Insubria che ha una notevole reputazione non solo nazionale ma internazionale».

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