LA FUNICOLARE RESTA UN SOGNO

di DARIO CAMPIONE

Belvedere di Lanzo
Sono in pochi forse a ricordare le ultime immagini della funicolare di Lanzo impresse, alla fine degli anni ’70, in alcuni fotogrammi di Un dramma borghese, ombrosa e cupa riduzione dell’omonimo romanzo di Guido Morselli. Il film venne girato da Florestano Vancini interamente tra Menaggio, Griante e le sponde del Ceresio comasco.
L’effetto Clooney era molto di là da venire.
All’epoca la storia che vedeva protagonisti una bellissima Dalila di Lazzaro e un intenso Franco Nero non aveva

aiutato minimamente il salvataggio della funicolare, che dopo aver ospitato la troupe di Vancini venne infatti chiusa per sempre. Costruita nel 1907 con il contributo determinante della Banca della Svizzera Italiana, che l’aveva inserita nel circuito turistico insubrico, la funicolare era vissuta tra alti e bassi per 70 anni, fermando le macchine soltanto durante la guerra e nelle stagioni più fredde.
Da molti anni un comitato civico tenta di rimettere in moto le vecchie carrozze, sfasciate dal tempo ma non ancora cancellate del tutto dalla memoria dei luoghi e della gente del lago.
Oggi ci provano anche i Comuni di Lanzo e di Valsolda, che delegano ufficialmente Villa Saporiti a una trattativa con la Regione in tal senso.
Un obiettivo romanticamente apprezzabile, suggestivo, seducente. Ma davvero difficile da realizzare. Per molti motivi. Innanzitutto per i costi. Le strutture, gli impianti, le vetture, i binari, le stazioni: tutto dovrebbe essere ricostruito. Non è difficile immaginare che servano decine di milioni di euro. Chi mette mano al portafogli?
Anche la gestione sarebbe una vera e propria incognita. Quando venne chiusa, nel settembre del 1977, la funicolare aveva accumulato circa 8 milioni di deficit. L’ipotesi di una riapertura dovrebbe misurarsi quindi con una strategia diversa, sul modello di altri impianti. Ma con quali reali prospettive di successo?
Dove esistono, le funicolari simili a quella di Lanzo hanno alle spalle un territorio “turisticamente compatibile”.
In Svizzera, in particolare, le funicolari sono inserite in contesti peculiari, sono attrazione per i vacanzieri ma anche mezzo di trasporto integrato in un sistema complesso. Qualcosa che alle nostre latitudini non esiste. Oggi i battelli della Navigazione di Lugano non fanno nemmeno più rotta verso Santa Margherita e dal Canton Ticino si muove un’unica corsa giornaliera verso il Ceresio comasco. Riattivare la funicolare presuppone un progetto di rilancio del sistema turistico del territorio affacciato sul Lago di Lugano. Indispensabile per dare corpo e sangue a un bellissimo sogno.

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