LA FURIA ACEFALA

Il commento
Bollettino di guerra o cronaca di una partita con prodromi e postumi? Feriti, violenze, vandalismi, paura, botte da orbi, un intero quartiere squassato da decine di esagitati. Di tutto avevamo bisogno, ma non certo di un bilancio come quello registrato in zona stadio martedì sera in occasione di Como-Inter.
Evento isolato?
Serata di straordinaria follia? Sembrerebbe di no, perché non abbiamo dimenticato i deliri e le recenti imprese in scia a Italia-Germania, nonché lavandini e suppellettili varie volati al Sinigaglia anni addietro in altre inquietanti imprese a margine di eventi sportivi.
Certo, non siamo di fronte a un fenomeno esclusivamente lariano. La violenza che accompagna il calcio ha ormai una sua triste letteratura. Ma generalizzare il problema, affidarne l’analisi a stanchi discorsi sociologici sarebbe un po’ come buttare la palla in tribuna. Como ha qualcosa di particolare in queste gesta. Riesce a essere violenta a prescindere. Non c’entra il risultato, né la posta in palio. Parliamo addirittura di eventi pre-partita, per di più di un’amichevole. E allora qual è il problema? Antica rivalità? Ma di che? Di guerre medievali? Di campanilismi provinciali? Ma se tra poco non esisteranno nemmeno più le province! Spiace dirlo, ma siamo una piazza violenta, che cerca pretesti per scatenare una furia acefala, priva non solo di un movente, ma anche di un obiettivo. Vi è poi un problema strutturale dello stadio e della zona attigua. Splendido impianto sportivo, perla del e nel Razionalismo, ma proprio per questo fragile e aggredibile. Certo, si vedono il lago e le colline moreniche, ma la violenza in zona non è controllabile. Non è idoneo per eventi a rischio. Va presidiato diversamente, oppure si rinuncia a organizzare manifestazioni di spessore e questo è ingiusto nei confronti delle persone per bene. Inoltre i tempi stanno cambiando, e non può più accadere che la collettività si faccia carico del prezzo di simili comportamenti. Forse i costi indiretti non potremo evitarli. Chi infatti convincerà più a tornare un turista scappato da una città messa a ferro e fuoco? Chi potrà mai cambiare l’immagine di una città considerata pericolosa in certe giornate? Ma i costi diretti devono essere caricati sui responsabili degli atti vandalici. La spesa delle forze dell’ordine sia accollata sui bilanci delle società sportive e il prezzo dei danni addebitato ai violenti, che non possono avere sempre un diritto naturale al lieto fine. Danneggi? Paghi fino all’ultimo euro. Non hai i soldi? Lavori gratis per il Comune. Muri da pulire, strade da spazzare, ringhiere da pitturare. Le idee non mancano. La crisi economica che viviamo non può permettere che la comunità si carichi di inutili costi sociali.

MARIO GUIDOTTI

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