La giustizia civile è paralizzata: «Violato il diritto alla difesa». La denuncia degli avvocati di Como

Palazzo di giustizia

La giustizia civile a Como è fortemente penalizzata rispetto a quella penale.
E, cosa più grave, la mancanza di tutela legale va a discapito dei soggetti deboli e bisognosi di aiuto. È la forte denuncia di alcune associazioni forensi comasche, preoccupate per quella che definiscono “una parziale paralisi della giustizia civile al Tribunale di Como”, dopo l’emanazione delle linee guida della “Fase 2” dell’emergenza sanitaria.
«Si è di fatto realizzata un’ingiustificata disparità di regolamentazione del diritto di difesa dei cittadini in ambito civile rispetto a quello in ambito penale» – si legge nella nota degli avvocati e degli operatori del diritto di Como. Che si dicono «pronti a rivolgersi alla Corte Costituzionale e alla Corte Europea dei diritti dell’Uomo di Strasburgo».
Mentre le linee guida consentono che i processi penali si svolgano anche alla presenza di più persone in aula (imputati, testimoni, parti lese e avvocati), le udienze civili sono di fatto bloccate. Conseguenza diretta è che – denunciano ancora gli avvocati comaschi – «a Como è oggi impossibile separarsi o divorziare consensualmente in tempi ragionevoli, utilizzando la forma dell’udienza in via telematica definita da remoto, come invece è consentito in altri Tribunali, ad esempio quello di Milano».
Udienze di divorzio e separazioni consensuali, già fissate nello scorso mese di maggio, sono state rinviate a quest’autunno, mentre le separazioni e i divorzi contenziosi sono addirittura rinviati al prossimo anno. Altro grave problema segnalato è quello delle violenze domestiche. «La violenza domestica deve essere documentata e l’udienza può essere anticipata solo quando sia intervenuto un improbabile accordo tra le parti (maltrattante e vittima); quest’ultima ipotesi è difficilmente concretizzabile».
«Anche le cause in cui è necessaria o opportuna l’audizioni dei minori – sottolineano gli avvocati – vengono rinviate, quando sarebbe possibile procedere al loro ascolto, utilizzando un’aula appositamente destinata al primo piano del Palazzo di Giustizia».
«Un’evidente violazione del diritto di difesa – concludono – garantito dalle norme della nostra Costituzione e dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo».

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