La guida turistica è una professione seria ma la politica non lo capisce affatto

Interventi e repliche

Mi rendo conto che la stagione turistica sta terminando.
Vorrei tuttavia che qualcuno aiutasse le guide turistiche a sollevare un problema che tocca direttamente la loro professione, ma che indirettamente coinvolge tutto il comparto turistico. Mentre il turismo era nel pieno del suo svolgimento e gli operatori erano impegnati nel loro lavoro (ad agosto) i nostri politici hanno approvato una legge (97 del 6 agosto 2013) con le “disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea” pubblicata sulla G.U. 194 del 20/8/2013 ed entrata in vigore il 4 settembre scorso. All’art. 3 questa legge abolisce di fatto le guide turistiche locali (provinciali) decretando che “l’abilitazione alla professione di guida turistica è valida su tutto il territorio nazionale” riconoscendo anche la qualifica professionale conseguita da un cittadino dell’Unione Europea in un altro Stato membro.
Non è una conquista, ma il massimo della dequalificazione professionale. Una figura come quella delineata in questo articolo esiste già ed è quella dell’accompagnatore turistico, che ha però altre funzioni. Non voglio lamentare la grave perdita di lavoro per molte guide italiane, ma quello che è ancora più grave: la mancanza assoluta di considerazione per una professione seria e di profonda competenza storico-artistica fortemente legata alle varie realtà locali. I signori politici che siedono al Parlamento europeo dovrebbero sapere che, dal punto di vista turistico, c’è una grande differenza fra una nazione come l’Olanda o il Belgio o la Norvegia in cui una guida turistica può tranquillamente conoscere tutto quello che riguarda il paese in questione, mentre in Italia è impossibile che una persona, pur preparata, sia in grado di dare serie spiegazioni su ogni singolo territorio italiano, da Palermo, a Roma, a Venezia, a Milano. L’Italia è il paese con il più alto numero di monumenti storico-artistici appartenenti a ben 2000 anni di storia e con esperienze storiche, tradizioni, specialità di ogni genere che si differenziano profondamente da una provincia all’altra. Come ci può essere una seria accoglienza turistica prescindendo da queste caratteristiche locali, che non s’imparano solo sui libri, ma che si assimilano attraverso l’esperienza di vita sul posto?
Quello che amareggia è vedere che coloro che ci rappresentano non vogliono o non sono capaci di riflettere su questi semplici concetti e non hanno la voglia o la capacità di difendere l’inestimabile valore del patrimonio nazionale. Come è possibile vivere di turismo in queste condizioni?
Ogni giorno di più mi convinco che per i nostri governanti la parola turismo (che pure continuano ad usare in ogni occasione) è priva di senso e non ha nessun legame con la realtà.
Sono anni che le guide turistiche cercano di spiegare ai vari parlamentari il senso e il valore della professione; sembrava che avessero capito che le guide turistiche, esperte del proprio territorio, sono, come le strutture ricettive, i ristoranti, gli uffici informazioni, il biglietto da visita del paese, coloro che, insieme alle bellezze paesaggistiche, sanno dare un senso, un contenuto, un valore aggiunto al soggiorno dei turisti, uno stimolo perché essi abbiano voglia di ritornare, invece dobbiamo constatare che tutto è stato vano e che, secondo loro, una guida che viene dalla Germania sa presentare meglio il nostro paese ai suoi concittadini.
La realtà e le esperienze ci daranno ragione, ma intanto le nostre migliori guide avranno perso l’entusiasmo, si saranno dovute adeguare verso il basso, saranno andate a spiegare le bellezze turistiche di Lisbona, di Zurigo o di Copenaghen e la Comunità Europea ci avrà guadagnato solo una grande confusione mentre l’Italia sarà sempre più considerata solo il paese della pizza e dei maccheroni. Con immensa tristezza e rabbia.

Marta Miuzzo – Guida turistica e presidente di Mondo Turistico

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