La lunga marcia della Lega e il futuro del partito in camicia verde

Il dariosauro
di Dario Campione

Sono trascorsi 27 anni e due mesi dal 12 aprile 1984, giorno in cui nacque ufficialmente a Varese, con la sottoscrizione di un atto notarile, la Lega Autonomista Lombarda. Tra i fondatori Umberto Bossi (all’epoca 43enne, oggi sulla soglia dei 70), la futura seconda moglie del senatùr, Manuela Marrone e un giovanissimo Roberto Maroni.
Molte cose sono cambiate da allora. Dall’elezione di due consiglieri comunali, nel 1985, a Varese e a Gallarate, sino alla presidenza di due grandi Regioni del

Nord e alla presenza massiccia in Parlamento e nel governo, la Lega ha mutato pelle decine di volte.
Il trentennio leghista è stato segnato da moltissime svolte politiche. Dalla «Chiesa cattolica bretella del regime» alla «difesa delle radici cristiane» del Paese. Dalla «secessione» alla «devolution», al «federalismo». Dal ribaltone del 1994 all’alleanza granitica con il Cavaliere. Impossibile fare una sintesi delle scelte di Bossi.
Resta il fatto che, sin qui, il leader leghista è stato monarca incontrastato del suo partito. Alla cui base, tuttavia, si intravvedono alcune crepe.
Il dualismo con Maroni è un dato acquisito, le anime del Carroccio sono visibili e riconosciute, com’è emerso domenica scorsa nel raduno di Pontida.
E l’esito poco incoraggiante delle ultime elezioni amministrative, proprio nel Nord – anche in quello più profondo – ha aperto forse per la prima volta un dibattito niente affatto scontato. Di questo parliamo stasera, in diretta su Etv, a partire dalle 20.30. Del futuro della Lega e delle opinioni di militanti ed elettori sul destino del partito in camicia verde.
dariosauro@espansionetv.it

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.