La madre delle sfide urbanistiche

opinioni e commenti di lorenzo morandotti

di Lorenzo Morandotti

Nel giro di vent’anni, appena due generazioni, potrebbe essere troppo tardi per «salvare il Pianeta dai cambiamenti climatici e dagli effetti devastanti che questi avranno sulla salute dell’uomo e dei territori». Così ha riferito il Corriere della Sera citando Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto superiore di Sanità, che è intervenuto al simposio Health and Climate Change di Roma. In questa partita cruciale da che parte sta il Lario, territorio di colline, monti e acque con il quale la natura non è stata ingenerosa? L’aria che si respira qui è nella media migliore di altre, ad esempio quella milanese; ma non certo durante i picchi di traffico, specie in prossimità di poli di attrazione.

Il problema della viabilità e delle relative infrastrutture è da sempre centrale, specie per il capoluogo, nucleo in una conca all’incrocio di più assi viabilistici, tutti fondamentali. Una sfida urbanistica da capogiro, e infatti mai vinta nemmeno a tavolino, far quadrare il cerchio rispettando allo stesso tempo il diritto alla salute dei cittadini, quello alla migliore accoglienza dei turisti (fonte di reddito importante per l’economia locale) e le esigenze della modernità in fatto di trasporti.

Tuttora schiavi delle gomme e del petrolio, nonostante l’impegno crescente nel proporre mezzi a metano, ibridi o elettrici. La grande incognita è, uscendo dalla perversa logica che porta a guardare il singolo ingorgo trascurando il contesto generale, capire quale modello di convivenza con il traffico sia l’ideale in luoghi così: tra il numero chiuso e la deregulation totale ci sarà pure una via mediana virtuosa da percorrere, no? O siamo condannati a considerare Como una “urbs cancrina” (da “cancer”, uguale cancro in latino) come divenne intorno al X secolo grazie alle fortificazioni dei due borghi di Vico e Coloniola, che si prolungavano a Nord sulle due sponde del lago come appunto le chele di un granchio? Bella metafora, questa del crostaceo, per sintetizzare il traffico che spesso stritola la rete viaria e ne complica, fin quasi all’invivibilità, i nodi più sensibili, con conseguenti esalazioni venefiche nell’aria e code che minano gli apparati nervosi. Ancora vent’anni, e avremo ben altri problemi.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.