Categories: Opinioni & Commenti

La mafia si combatte con i libri e la cultura

di Lorenzo Morandotti

Evento da non mancare domani, giovedì, a Como, per tutti quelli che difendono la cultura della legalità senza mezze misure, o come si usa dire senza se e senza ma. Da poco intitolata al martire della mafia Paolo Borsellino in una toccante cerimonia alla presenza della figlia Fiammetta (eppure in città c’è chi ha storto il naso, viviamo proprio in un mondo alla rovescia), la biblioteca di piazzetta Venosto Lucati ospiterà alle 21 (ingresso libero) la presentazione del primo libro del giovane giornalista Paolo Borrometi, minacciato di morte da Cosa Nostra.

Un libro forte, di quel genere che auspicava il grande scrittore boemo Franz Kafka: devono funzionare come asce per spezzare il mare di ghiaccio che è nei nostri cuori. La mafia  ci vuole ignoranti: si combatte più con la cultura che con la prova di forza muscolare. Un libro, quello di Borrometi,  utile affinché  Como dica con chiarezza e senza retorica il suo perentorio “no”  a ogni tipo di mafia.  Il suo “Un morto ogni tanto” edito da Solferino, la casa editrice del “Corriere della Sera”, sarà presentato dall’autore in dialogo con Alessia Roversi. Con la lettura di alcuni brani del libro a cura dell’attrice Giorgia Graziano.

La vicenda dell’autore è emblematica, è la storia di un giornalismo in prima linea, che porta a sciogliere interi Comuni per infiltrazione mafiosa ma a carissimo prezzo: costringe  a una vita sotto scorta. Sono condizioni durissime, che non vanno tollerate né rubricate come situazioni normali perché delineano uno stato di emergenza, un clima da perenne guerra civile in cui allo Stato che si basa sul sacrificio e sul lavoro e sul rispetto delle regole (anche di quelle più scomode) si contrappone un antistato che spesso si insinua nel primo come un virus e ne demolisce il sano Dna.  Borrometi  alla prima aggressione, circondato da uomini incappucciati, è rimasto menomato, poi visto che continuava imperterrito a fare il suo dovere sono seguite intimidazioni, minacce, il furto di documenti importantissimi per il suo lavoro, sino alla recente scoperta di un attentato che avrebbe dovuto far saltare in aria lui e la sua scorta. Dai tempi di Capaci sembra che non sia cambiato niente, insomma. I nemici dello Stato continuano nei loro loschi traffici, magari perfezionando tecniche e modalità, contando però sull’effetto omertà e sempre  disposti a tutto, anche al tritolo, pur di mettere a tacere chi non vuole stare zitto di fronte all’evidenza del male.

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