La memoria affondata

TESORI LARIANI  – Appello dell’associazione “Navilariane” per salvare il piroscafo “Plinio” a picco una settimana fa. Ora la parola passa alla Soprintendenza
Mentre lo storico piroscafo “Patria” torna lentamente in vita nei cantieri di Dervio, va a picco un altro glorioso ma meno fortunato capitolo nella storia della navigazione sul Lario. È il caso del piroscafo “Plinio”, il cui relitto è affondato la settimana scorsa sul Lago di Mezzola, probabilmente a causa del vento e del peso dell’acqua piovana imbarcata in precedenza.
«È la Pompei del Lago di Como, rivela la persistente incuria in cui il natante è stato tenuto in tutti questi anni»
. Così Massimo Gozzi, presidente dell’associazione “Navilariane” che l’anno scorso ha promosso il salvataggio dello storico piroscafo “Plinio”, commenta l’affondamento del relitto avvenuto nel pomeriggio di giovedì 9 dicembre.
Il natante costruito nel 1902, che ora giace tra i 10 e i 20 metri di profondità, era ormeggiato a Verceia, di fronte al ristorante “La Barcaccia”. Su sollecitazione del sodalizio di Gozzi, l’anno scorso era intervenuto direttamente lo Stato, tramite la Soprintendenza milanese, per vincolarlo come bene di interesse storico. Come del resto l’ente si appresta a fare con un’altra gloria della Navigazione del Lario ma dal destino migliore, e cioè appunto il “Patria”, come detto in restauro a Dervio e di proprietà della Provincia di Como che lo ha fatto proprio con la spesa simbolica di un euro per poi restituirlo alla navigazione.
Il “Plinio” invece è proprietà di Nando Curti, titolare del ristorante “Barcaccia”. Che dopo l’affondamento si è detto «contrario» al recupero.
La palla passa ora alla Soprintendenza, con cui è in contatto il Consorzio Riserva Naturale Pian di Spagna e Lago di Mezzola, che tutela l’area e verifica la possibilità concreta di un recupero, oltre a valutare l’impatto ambientale del relitto che però è privo di propulsori e quindi è ridotto solo a parti metalliche, senza il rischio di fuoriuscite di oli o combustibili. Ma una verifica è comunque d’obbligo. Il consorzio peraltro ha invano, da anni, intimato con un’ordinanza alla proprietà la rimozione del “Plinio” dal lago per violazione delle norme ambientali. Con costi di rimozione a carico del proprietario. Tale ordinanza è valida tuttora, ma in condizioni oggettivamente diverse. Anche il Comune di Verceia sta facendo monitoraggi e segue il caso, al capezzale di un relitto che era in agonia ormai da anni.
«Facciamo un appello perché quanti siano interessati al salvataggio e alla successiva rivalutazione del “Plinio” facciano squadra – interviene l’ingegner Gozzi di “Navilariane” – In particolare necessitano persone interessate ad affrontare problemi tecnici, pertinenti alla materia navale, che si aggiungano a coloro che già vi operano. Confidiamo nel fatto che unire esperienze umane e tecniche possa portare al definitivo salvataggio del “Plinio” e di altri natanti lariani».
Ora, come detto, la parola passa alla Soprintendenza di Milano, in particolare la pratica è sul tavolo della dottoressa Beatrice Bentivoglio. L’ente che ha vincolato il piroscafo nel 2009 si appresta a chiamare “Navilariane” come consulente tecnico, ruolo che il sodalizio ha già per il recupero del “Patria”. Serve una valutazione della fattibilità e dei costi del recupero del “Plinio”. Il Lago di Mezzola è profondo al massimo 70 metri, il fatto che il relitto sia tra i 10 e i 20 dovrebbe consentire un intervento «senza dispendi eccessivi», dice Gozzi. Ora però «l’importante – dice l’esperto – è localizzare il relitto, dato che non si sa esattamente a che profondità ora si trovi. Ed è un dato fondamentale per fare una valutazione, ogni metro in più o in meno fa la differenza in un preventivo».
A proposito di costi, se era azzardabile una somma tra i 5mila e i 7mila euro per trasportare il Plinio dal Lago di Mezzola a una località vicina del Lago di Como, ad esempio Dongo come ipotizzato dal Consorzio del Pian di Spagna, ora i costi sono ben maggiori. Proviamo a fare i conti con l’aiuto di un ingegnere navale che conosce bene il lago, anche se non ha studiato il caso del piroscafo affondato. È il genovese Claudio Fornasini, papà di tre transatlantici “Costa” e autore del progetto di restauro del “Patria” che secondo le stime dell’amministrazione provinciale potrebbe vedere avviato il secondo lotto di interventi per sigillare in modo definitivo la copertura già da febbraio. Con una marcia in più significativa sul fronte burocratico: la Soprintendenza la settimana scorsa ha infatti dato ufficialmente il suo imprimatur al recupero del battello ora in cantiere a Dervio, che ha ritenuto esso pure un bene storico. Ma torniamo al parente povero, e cioè al “Plinio”: stando ai listini dell’attuale mercato, farlo riemergere costerebbe dai 50 ai 100mila euro. Posto però che ne valga la pena: «Se il Plinio nell’affondamento non ha subito danni strutturali, ovvero non ha deformazioni significative nello scafo e non si è spezzato, come può accadere in questi casi, allora l’impresa è fattibile. A 20 come a 70 metri di profondità – dice l’ingegner Fornasini – Per farlo tornare in superficie serve una squadra di sommozzatori con apposito pontone, che lavorino sulla struttura con grossi palloni pieni d’aria. Con 1.500 ore di lavoro si potrà far “sfangare” e tornare a galla le circa 15 tonnellate di metallo del “Plinio”. Occorre però che i sub facciano un sopralluogo preliminare per capire se ne vale la pena».

Lorenzo Morandotti

Nella foto:
Sopra, il “Plinio” come appariva la scorsa estate in una foto scattata dal lago

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