La musica comasca piange il maestro Marcello Abbado

Abbado (il secondo seduto da destra) il 6 dicembre 2016 in visita al Conservatorio di Como

Se Como ha un Conservatorio che è meta ambita da musicisti italiani e internazionali lo si deve soprattutto a Marcello Abbado, figura di spicco del mondo musicale, fratello maggiore del grande direttore d’orchestra Claudio (1933-2014), morto a Stresa a 93 anni il 4 giugno. Aveva diretto il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano dal 1972 al 1996. Il Conservatorio di Como era realtà dal 1982 come costola del “Verdi”. «Abbado fu uno dei , e forse il più importante, fondatori e primo direttore del Conservatorio di Como», ricorda l’ex sindaco Sergio Simone. «Nel 1983 ero membro del Consiglio di Amministrazione del Conservatorio di Milano – aggiunge – Quando il presidente propose di chiudere la sezione staccata di Desenzano del Garda per scarsi iscritti proposi di trasferirla a Como poiché l’amministrazione comunale stava ristrutturando un immobile per ospitare un liceo musicale. Abbado sposò subito la proposta e quando entrai in giunta come vicesindaco conclusi in tale veste la trattativa con il maestro Abbado. Nel 1986 da sindaco completammo l’iter e Marcello tenne un meraviglioso concerto per pianoforte».
In onore di Abbado nel 2016 il Conservatorio dedicò una serata al Teatro Sociale. «Gli ero molto affezionato – dice l’attuale direttore, il pianista Carlo Balzaretti – Gli sono grato per i tanti insegnamenti, per la sincera amicizia e per avermi insegnato ad amare il mio lavoro e a mettere sempre davanti la musica prima di compiere qualsiasi scelta. Perdo un padre».
«In effetti – ricorda commosso il maestro Balzaretti – tutta la mia vita è stata segnata dalla presenza del maestro, fin dal lontano 1977 quando mi diede un voto alto all’esame di ammissione nel Conservatorio di Milano, e disse che ero un elemento da tenere in considerazione. Tutte le mie scelte musicali sono state dettate dalla lungimiranza, dalla cultura, dalla sensibilità e dalla preparazione di Marcello Abbado. E se ho deciso un giorno a Brescia nel 2007 di fare il direttore di Conservatorio è grazie a lui, alla sua ispirazione».
Quale eredità lascia dal punto di vista didattico un maestro come Abbado? «Mi ha invitato sempre a credere nei giovani e affidarsi prima di tutto a loro per le scelte didattiche. Quando inizio un mandato – dice Balzaretti – prima incontro i ragazzi, poi i docenti. E poi Marcello mi diceva sempre: affida allievi di talento ai bravi maestri e seguili, per capire quali scelte adottare».
Si deve tra l’altro a Marcello Abbado e alla comasca Maria De Santis la fondazione del primo vero liceo musicale di eccellenza in Italia: «Lo frequentai anch’io – dice Balzaretti – e dovevi avere almeno un “otto” in tutte le materie».
Per ricordarlo Balzaretti ha postato su Facebook il video dell’omaggio ad Abbado ormai novantenne al Sociale. E ora nel segno e nel ricordo di Abbado il “Verdi” prosegue il suo viaggio. Lunedì riaprirà in sicurezza dopo mesi di stop causa Covid, e proprio l’altro ieri ha tenuto un open day on line, con collegamenti anche con gli studenti della Cina.
Ricorda con affetto Abbado anche il maestro Vincenzo Balzani, direttore artistico del concorso internazionale per pianoforte e orchestra di Cantù: «È stato sicuramente uno dei capisaldi della musica italiana. Prima di tutto perché elemento di punta di una famiglia straordinaria di musicisti e organizzatori musicali (sia dal punto di vista didattico che concertistico). Figlio di Michelangelo (violinista), fratello di Luciana (per decenni a capo di Casa Ricordi) e di Claudio (del quale non è nemmeno necessario ricordare la storia), padre di Roberto (valente direttore d’orchestra), Marcello di cui ho avuto l’onore di essere amico dal ’72, è stato un musicista manager capace di portare i Conservatori di Pesaro prima e di Milano poi a grandissimi livelli internazionali fautore della grande “Accademia pianistica incontri col maestro” di Imola essendo collaboratore stretto del suo fondatore Franco Scala, ma soprattutto ideatore e presidente fondatore della Orchestra Sinfonica Verdi che nei primi anni muoveva i propri passi in Conservatorio a Milano sotto la bacchetta di Vladimir Delman. In più come membro di giuria dei più importanti concorsi internazionali (dal Cliburn al Ciaikovsky, al Pozzoli, al Leeds) mi ha assistito sin dai primi anni come amico e presidente del “Città di Cantù”. Negli anni ’80/’90 fu presidente di un concorso internazionale che si svolgeva a Como al Liceo Musicale Europeo con il titolo “Città di Como”. A Cantù in quegli anni si laurearono quelle che oggi sono le grandi stars del firmamento concertistico mondiale, da Ingrid Fliter ad Alexander Romanovsky. La competenza, l’esperienza, la lucidità e rapidità di pensiero di Marcello ci mancheranno sempre. Sapeva quanto occorre lavorare in un Conservatorio per consentire ai migliori talenti di crescere e di farsi strada a livello internazionale. Per questo all’inizio dell’anno scolastico si doveva decidere come consiglio dei professori tutto il repertorio da preparare e interpretare: tutto Prokofiev per esempio, o tutto Beethoven eccetera. Così facendo già dalla prima lezione insegnanti ed allievi erano concentrati sul lavoro che si prefiggeva»

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