La nuova geografia del contagio. Il confine fra Italia e Svizzera ora è “sorvegliato speciale”

Svizzera, dogana (Como, Ponte Chiasso), frontalieri

La pandemia, nella seconda ondata, ha assunto una nuova geografia rispetto alla prima fase del contagio. In Lombardia, le province con il maggiore numero di casi sono Milano, Monza Brianza, Como e Varese. Brescia, Bergamo, Cremona e Lodi, flagellate dal virus tra febbraio e aprile scorsi, hanno numeri minori di malati. Per Como e Varese una delle cause potrebbe essere il confine e i 70mila lavoratori che ogni giorno vanno in Svizzera a lavorare? In rapporto, la Svizzera ha infatti contagi doppi rispetto all’Italia.
«Potrebbe essere una spiegazione – spiega Davide Tosi, esperto di computer science e analisi dei big data, professore all’Università dell’Insubria e aggiunto alla Bocconi di Milano – Ma al momento non abbiamo i sufficienti dati per verificarlo con evidenza matematica. Dovremmo fare un’analisi completa della mobilità. Avevo fatto uno studio sulla dogana con la Svizzera e il trasporto delle merci su gomma, sarebbe da riprendere, con i movimenti dei frontalieri. Di certo, per Monza e Milano ha inciso il ritorno a una vita sociale con pochi controlli. Anche per Como, una parte dei contagi proviene da quello. Parliamo di una bella città, con il lungolago, un centro storico vivo che richiama molta gente e anche tanti turisti, non di un paesino sperduto», spiega.
Riguardo i numeri attuali, Tosi vede una prima discesa nelle curve del virus.
«Gli indici Rt sono calati. Il rallentamento era iniziato il 30 ottobre sui contagi giornalieri in Italia, anche se inizialmente si pensava dovuto alla saturazione del tracciamento. Il rallentamento riguarda anche la crescita delle terapie intensive e delle ospedalizzazioni. Parliamo di cali molto lievi, se la crescita fosse proseguita come prima oggi avremmo 70mila contagi al giorno in Italia, siamo tra i 32-35mila», dice l’esperto.
Continuano a salire i morti, la curva calerà solo tra una decina di giorni. «Ormai è certo che supereremo i dati della prima ondata. Abbiamo portato al collasso sistema sanitario nazionale. Serve una ulteriore stretta per alleggerire gli ospedali. Si stanno ammalando i medici, gli infermieri lavorano 12, 14 ore al giorno. Sono persone anche loro, non dobbiamo dimenticarlo», conclude Tosi.

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