La “perfida Albione” svelata da Festorazzi

altLo scorso anno sono emersi con chiarezza i retroscena della presenza del premier inglese Winston Churchill sul Lago di Como alla fine della guerra, in Mistero Churchill edito dal varesino Pietro Macchione (pp. 255, 18 euro).
L’uomo col sigaro non era venuto sul lago per dipingere, anche se era la sua passione. Negli Archivi Churchill di Cambridge sono sì conservate fatture di acquisti di materiali per la pittura durante il soggiorno.
La verità è che Churchill e i suoi

servizi segreti coronavano con quel raid la caccia al carteggio intrattenuto tra il premier britannico e Mussolini. Churchill usò abilmente la sua copertura “pittorica” per un’attività di controspionaggio. Sul lago, era attorniato da un grandissimo apparato di protezione, una cintura di sicurezza costituita da 26 pretoriani del Quarto Reggimento Ussari britannico, specialisti in intelligence e caccia ai nazisti. Fu quello lo scenario in cui si decise il destino del famoso “oro di Dongo” e del mitico carteggio, ossia Domaso con le sue ville storiche, compresa quella della famiglia Miglio.
Ora questi e altri misteri tra storia e diplomazia tornano a galla con un secondo volume, che come quello citato si deve a un appassionato ricercatore e giornalista, Roberto Festorazzi, 49enne autore di saggi di successo come I veleni di Dongo. Il volume in questione, che riprende il filo di altre ricerche come Mussolini e l’Inghilterra è La perfida Albione (In edibus, pp. 374, 22 euro), ricca e articolata analisi di scenari e soprattutto di “dietro le quinte”, che racconta per filo e per segno, con una mole imponente di documenti spesso inediti, il ruolo segreto che ebbe l’Inghilterra prima e durante il secondo conflitto mondiale, con particolare riguardo alle sue segrete connessioni con Hitler e Mussolini.
Un appassionante e appassionato libro-verità che raccoglie il più imponente dossier mai prodotto finora sulla doppiezza della Gran Bretagna nei confronti di Germania e Italia. La spietata radiografia del sistema castale inglese e dell’attrazione fatale che i fascismi esercitarono sull’establishment britannico.
Un ruolo importante in questo variegato affresco-mosaico di fatti, voci, testimonianze e ipotesi, come “pistola fumante” che prova i legami tra Inghilterra e regime fascista, è il celeberrimo carteggio tra Churchill e Mussolini, vera ragione del tour del premier con il sigaro sul Lario alla fine della guerra. Il carteggio non si è ancora trovato, si sa. Ma, lo hanno assodato ricerche di ogni tipo, secondo Festorazzi e tanti suoi colleghi è esistito eccome. Questo anche perché, oltre all’originale, ce n’erano copie fatte dallo stesso Mussolini negli ultimi giorni di Salò, prima di partire per Milano, e dagli stessi partigiani dopo l’arresto del duce a Dongo e la sua fucilazione. Che il carteggio esista ancora rimane un mistero, ma la presenza di molte copie, realizzate nel 1945, lascia accesa la speranza non solo di Festorazzi ma di molti altri storici che anzitutto fanno della chiarezza e della trasparenza un punto di forza. Anche quando archivi e segreti in essi contenuti sono avvolti da un muro di gomma spesso impenetrabile. L’uomo col sigaro fino all’ultimo tentò di sciogliere il legame tra Mussolini e Hitler. E il carteggio – 62 lettere autografe che Churchill e il duce si scambiarono tra il 1936 e il giorno prima dell’entrata in guerra dell’Italia nel 1940 – lo proverebbe in modo chiaro.
Tra i documenti finalmente svelati dal nuovo libro di Festorazzi, la riproduzione di un elenco di carteggi che il duce tenne con il premier inglese conservatore Neville Chamberlain e con il presidente Usa Roosevelt. Quest’ultimo caso, se confermato, sarebbe dirompente perché, come annota Festorazzi, «correggerebbe la convinzione tendente a negare che il duce avesse seguitato a intrattenere corrispondenza con i capi delle nazioni nemiche dopo l’entrata in guerra dell’Italia il 10 giugno 1940».
E che i rapporti con l’Inghilterra, la “perfida Albione” del titolo, allora «gigante con i piedi d’argilla» per le concrete difficoltà economiche, fossero solidi anche sul piano commerciale lo documenta un altro archivio scoperto dallo storico lariano, un dossier dell’allora ministro degli Scambi e valute Raffaello Riccardi, nella collezione Wolfsoniana di Genova, che testimonia il negoziato con i britannici per la fornitura di aerei da combattimento: il governo inglese, alla fine del ’39, era pronto ad acquistare 800 velivoli italiani. Poi intervenne duramente il maresciallo Hermann Goering e l’affare sfumò. Così come la possibilità di una soluzione pacifica in extremis per un’Europa sull’orlo dell’abisso.

Nella foto:
L’Inghilterra cercò di inserirsi per sfaldare il patto che legava Mussolini e Hitler

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.