«La piscina ha valenza sociale: Muggiò deve essere riaperta»

Trofeo di nuoto piscina di Muggiò

«La mia è una iniziativa che non ha bandiere. Non rappresento alcuna società né mi interessa l’appoggio di qualche movimento politico. A me interessa soltanto che la piscina di Muggiò possa riaprire al più presto».
Patrizia Tagliabue è la promotrice di una raccolta di firme sulla piattaforma change.org che chiede al Comune di Como di fare qualcosa per riaprire l’impianto cittadino, che ormai è chiuso dall’inizio di luglio dello scorso anno. Finora le persone che hanno aderito sono state circa 800.
Una petizione che è stata lanciata alla fine del mese di aprile, quando si stava iniziando a vedere la luce in fondo al tunnel dell’emergenza Coronavirus.
Come ha scritto il nostro giornale nei giorni scorsi, Fin e Comune di Como sono sempre più incerti sul futuro dell’impianto e sulla nuova convenzione utile a regolare l’uso della vasca. Ultimo problema tecnico in ordine di tempo la sostituzione di un tubo rotto, operazione interrotta dall’emergenza Coronavirus. «Il tubo è stato sostituito ma il tema è un altro. Bisognerà infatti capire quale potrà essere il futuro di tale impianto che ha anche una certa anzianità», ha detto l’assessore competente Vincenzo Bella.
Patrizia Tagliabue non nasconde la sua preoccupazione. «La mancata riapertura diventerà un problema sociale – spiega – Perché le società che fino ad ora, con un notevole aggravio dei costi, sono state costrette a migrare in altri impianti, non potranno sostenere a lungo queste trasferte, con spazi che sono stati pagati a peso d’oro. E quindi c’è il rischio che tanti tesserati legati a questi sodalizi non abbiano più la possibilità di praticare discipline natatorie. Ed è anche giusto tutelare una generazione di atleti forti che è in costante crescita e che merita di avere la possibilità di allenarsi nella propria città».
«Ma voglio pensare agli utenti di tutte le età, ai tanti anziani abituali frequentatori, ai ragazzi disabili, agli stessi ragazzi non legati ad una società – aggiunge Tagliabue – Si tratta di un migliaio di persone che hanno perso da quasi un anno un punto di riferimento che ora sarebbe più che mai utile anche per superare le settimane chiusi in casa per l’emergenza Coronavirus, con tutto ciò che ne è conseguito sullo stati di forma e di salute generale. La piscina ha una valenza sociale che altre strutture e discipline non possono avere. Mi auguro che si tenga conto di questo fattore e che la città sia compatta nel sostenere questa battaglia e che tenga i riflettori puntati su quella che rimane una questione insoluta».

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