Categories: Opinioni & Commenti

La politica e la concretezza

di Dario Campione

In tempi di memoria breve, quasi istantanea, qualcuno si ricorderà (forse) del «Nucleo della concretezza» immaginato dall’ex ministro della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno e poi riversato in un disegno di legge votato dalle Camere prima dell’ultima estate. Se ne ricorderà per il nome, quasi certamente. E non per i contenuti, tanto lunghi quanto contorti, e sui quali rimando all’ironico commento pubblicato dal costituzionalista Michele Ainis nel suo ultimo libro (Demofollia): «non resta che assumere l’assunto, senza cercarne un sunto». L’idea della concretezza era buona. Finalmente una pubblica amministrazione che non cerca il pelo nell’uovo, ma prova a trovare soluzioni. In nome di un possibile buongoverno. Bene, nella vicenda del parcheggio del Sant’Anna servirebbe soltanto un po’ di questa concretezza. La questione non è infatti politica. Non riguarda – o non dovrebbe riguardare – le posizioni ideologiche dei partiti di destra e di sinistra. La questione rimanda alla vita reale. Quella in cui i cittadini-utenti del Sant’Anna son obbligati a spendere 1,3 milioni all’anno per lasciare la loro auto in un posteggio difficilmente accessibile, allagato quando fuori piove, privo di sistemi di videosorveglianza. Nella vita reale di chi si ammala, di chi deve fare visita a un congiunto in ospedale o ritirare il referto di un esame specialistico, c’è oggi una gabella – non so definirla diversamente – imposta dal Comune di San Fermo a tutti, con la sola eccezione dei residenti. Una odiosa, assurda gabella che permette allo stesso Comune di incassare ogni anno una vagonata di euro senza battere ciglio. Su questo problema, che riguarda l’esistenza quotidiana delle persone, non si riesce a trovare una via d’uscita. La politica è incagliata in un gioco di rimpalli che suscita soltanto un sentimento di indignazione. Il parchimetro di via Ravona è una slot i cui jackpot tintinnano soltanto in municipio a San Fermo. Se anche in Lombardia fosse al lavoro un nucleo della concretezza, la soluzione sarebbe già stata trovata: riduzione delle tariffe, divisione dei proventi, più manutenzione. E rispetto per la vita reale delle persone.

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