La Pop Economy arriva a Como, c’è Specchia a LarioBook

Francesco Specchia

Come investire in tempi di crisi? Come trovare lavoro? L’Euro avrà un futuro? Questi e altri temi al centro del dibattito con il giornalista Francesco Specchia, direttore di Pop Economy (popeconomy.tv), la prima piattaforma di economia dedicata ai millennials, con notizie e tendenze per orientarsi sul mercato. Venerdì alle 20.30 Specchia sarà ospite di LarioBook, il festival letterario di Corriere di Como ed Espansione Tv che si svolge nel nostro auditorium in via Sant’Abbondio 4 a Como.

A intervistare il direttore di Pop Economy sarà Giorgio Civati, giornalista economico, collaboratore del nostro giornale. Temi forti, di grande attualità quelli sul tappeto. L’economia è un tema spesso ostico, specie per i giovani che non hanno una prospettiva di futuro allettante come quella che ebbero di fronte, alla loro stessa età, mamme e papà. “PopEconomy” è nata per loro, è la prima multipiattaforma multimediale, ottimizzata per il mobile, che racconta il mondo dei numeri, dell’economia, del lavoro e del futuro come fosse un luna park.

«I nostri contenuti sono dedicati alla generazione dei venti-quarantenni ma sono ispirati dai loro padri per i loro figli. In conformità alle leggi vigenti, si assicura che nessun economista è stato maltrattato durante la produzione dei nostri contenuti», recita il simpatico testo introduttivo. Che però sottintende un approccio ai temi molto pragmatico e molto concreto.
«I millennials sono irrequieti, ingabbiati dalla prospettiva di un ascensore sociale che li porta verso il basso – dice Specchia – il loro presente è fatto di paghe basse, più basse di quelle dei padri, in un panorama che vedrà aumentare le diseguaglianze sociali. Se ne vanno sempre più all’estero, dall’Italia ne partono 100mila all’anno secondo le più recenti statistiche».
Quindi che sfida ha di fronte chi vuole raccontare l’economia a questo pubblico? «Abbiamo ripreso il modello di Mtv quando erano in voga i videoclip: molto colore, molta grafica, molti video, molti spot. Raccontiamo l’economia mettendo sotto i riflettori ogni aspetto della vita, dallo sport al sesso, di ogni cosa raccontiamo i risvolti economici. E sperimentiamo: immaginiamo cosa vuol dire per un ragazzo vivere tre giorni a Berlino con 50 euro in tasca, cosa vuol dire partire dall’Italia senza un lavoro e diventare a Londra la maggiore produttrice di mozzarelle. Raccogliamo storie di startup che hanno voglia di fare e credere nel futuro. Alcuni ragazzi ad esempio creano tessuti partendo dalla polpa degli agrumi. E ce n’è anche per i comaschi: abbiamo dedicato due intere sezioni della nostra piattaforma a legno-arredo e tessile e alle relative startup. Cerchiamo di raccontare i nostri cervelli in fuga, sperando di vederli rientrare».

Un modo di raccontare l’economia che è a sua volta un modello di comunicazione: «Siamo una redazione molto snella, otto redattori e circa 25 cronisti sul campo che riuniscono tre figure professionali – dice Specchia – Ossia sono sia giornalisti tradizionali che videomaker e montatori. Stiamo partendo con una collaborazione con le scuole di cinema e con lo Iulm perché crediamo molto nella formazione in questo settore. Il giornalismo non è morto come sostengono certe cassandre, e quello cartaceo men che meno, reagirà e si manterrà vivo, ma in generale la comunicazione deve muoversi a 360 gradi». Basta però parlare della categoria dei media e torniamo all’economia perché a poche ore dalle elezioni e con venti di crisi che spirano da tempo sull’Europa c’è poco da stare allegri. «La via della seta è una sfida a sua volta – dice Specchia – L’invasione cinese può essere utile perché garantirebbe 30 miliardi di giro d’affari, ma occorre attenzione: i cinesi non rinvigoriscono le economie di cui si appropriano ma le piegano ai propri bisogni, operano cioè solo a proprio vantaggio. Sanno ad esempio che l’Africa è l’Asia del futuro e quindi l’hanno aggredita e spolpata per tempo, senza portarvi peraltro pace e prosperità ma infrastrutture che usano a proprio piacimento. Per cui servono paletti e filtri ben chiari».

Come, in una Europa che tende al sovranismo?
«Vedremo dopo le elezioni. È tempo di dire basta alle furbizie: se saremo capaci di rispettare tutti insieme patti che siano davvero condivisi, arriveremo anche a far pagare le tasse a chi le evade, penso in primis a chi fa enormi profitti con la rete».
E se non ci riuscissimo, come è avvenuto finora?
«Allora dovremo fare come il Portogallo e trasformare l’Italia in un bengodi per i pensionati, con agevolazioni fiscali adeguate».

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