LA POSTA IN PALIO VA OLTRE GLI ADDOBBI

di MARIO GUIDOTTI

Facciamo sentire la nostra voce
Per favore, fate luce a Como. Non solo nei cuori di chi la abita, ma nelle periferie e nel centro, almeno in prossimità delle feste di fine anno. Como, che ha dato i natali a Volta, città del buio? Oppure Como città del braccino corto? Da Varese, da Cantù, persino da Olgiate Comasco arrivano notizie che come ascensori sfondano nelle nostre menti il tetto dell’incredulità e dell’indignazione.
Anche lì avranno città bene illuminate e addobbate per il Natale. Como poco o punto. Mentre

i nostri amministratori sono intenti a sfogliare le loro margherite politiche e una parte dei commercianti si è rintanata nei propri interessi di bottega, piazza Cavour e dintorni rischiano di rimanere al buio, svuotati ahinoi non solo di luce, ma anche di vivibilità.
Fino a pochi giorni fa credevamo si trattasse della solita sonnolenza autunnale. Prima o poi, eravamo certi, si sveglieranno, alzeranno le luminarie e la città si metterà in ghingheri in tempo per accogliere turisti, clienti e visitatori per le feste natalizie. E, perché no, anche per deliziare i suoi abitanti e invogliare a fare due passi in centro non solo gli scontati frequentatore dell’happy hour e della movida, ma magari gli anziani.
Su, pensavamo, non costerà poi molto. E siccome qui nessuno è fesso, sappiamo tutti che il problema delle luminarie in centro è commerciale. La gente in inverno, nelle città buie, si avvicina alle zone attraenti, ammiccanti, abbellite, colorate, appunto illuminate. E lì va a riversare i soldini che ha nelle tasche.
Quindi chi ne trae beneficio? Chi quel denaro va a rastrellare, cioè negozi ed esercizi commerciali. Certo, c’era un tempo di maggiore agio economico in cui di luminarie si occupava in larga misura l’amministrazione cittadina, ma viviamo purtroppo una stagione di tale povertà pubblica al punto non solo di non vedere rifatti gli asfalti, ma neppure di avere pitturate le strisce pedonali. Prego, procedere a un tour cittadino per credere.
Come possiamo fare allora? Salvatori all’orizzonte non se ne vedono.
Zambrotta Santo subito ha già dato, e visti gli strascichi della vicenda ci vorrà del tempo prima che ci aiuti ancora. SuperCorrado Passera temiamo abbia grane ben più grandi delle luminarie della sua città.
Se la soluzione non viene dall’alto, cioè da chi governa la città e da chi ne trarrebbe beneficio, vediamo di farla arrivare dal basso, cioè da tutti noi.
Proviamo a stimolare, fino ad annoiare, i titolari dei nostri negozi. Ogni volta che entriamo per comprare qualcosa, investiamoli direttamente o ironicamente del problema, magari facendo intuire loro che potremmo essere anche più generosi nei nostri acquisti se investissero qualche decina di euro in luminarie.
Non dimentichiamolo, vivere nel bello ci rende migliori. Diamoci da fare, perché la città è patrimonio di tutti, e se il buio delle periferie è purtroppo la metafora di una città in declino, facciamo almeno che il buio del centro non diventi il simbolo dell’oscurità delle nostre menti e dei nostri cuori.

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