La proposta di un viale alberato lungo il tracciato del torrente Cosia: un boulevard da San Rocco al lago

traffico sulla tangenziale

Un boulevard, un lungo viale alberato lungo l’asse che va da San Rocco fino al Monumento ai Caduti. È questa la proposta condivisa emersa dall’incontro organizzato dal Circolo Willy Brandt di Como. Alla serata di riflessioni sulle proiezioni urbanistiche relative a questa direttrice sono intervenuti Clemente Tajana, già ingegnere capo del Comune capoluogo, l’architetto Attilio Terragni, il giornalista Francesco Angelini e l’assessore all’Urbanistica Marco Butti. Moderatore del convegno, tenuto nella sala Cna di viale Innocenzo XI alla presenza di una sessantina di persone, il presidente del Circolo, Giuseppe Doria, che ha introdotto i lavori sottolineando la necessità di trovare un percorso urbanistico per quello che un tempo era chiamato l’asse San Rocco-San Rocchetto.
Una parte di città lunga 2.153 metri, di quasi 30 ettari, che è costellata da aree dismesse (ex Ticosa, ex Taroni, ex Stecav, ex Danzas, Petit Chateau) e che vede l’incidenza della Comodepur, oggi divenuta antistorica in quella sede non più circondata da industrie.
Diverse le visioni urbanistiche, ma comune l’idea del boulevard avanzata da Tajana: «Il Cosia era un fiume, è diventato una tangenziale. Come può diventare invece un boulevard? Non c’è bisogno di pensare a Parigi, ma anche soltanto a viale Abruzzi o a viale Marche a Milano…».
L’ex ingegnere capo del Comune ha fatto un excursus storico sulla zona, originariamente improntata alla produzione agricola, fino a quando, alla fine dell’Ottocento, vi si è insediata nella parte Sud la Tintoria Comense, che si estendeva da San Rocco sino all’attuale Comodepur. L’industria aveva bisogno del fiume e la città produttiva, con i servizi di gas ed Enel al di là del Cosia, era coerente come quella agricola precedente.
Tajana ha poi elencato tre errori, a suo dire colossali, che hanno modificato l’area: nel 1956 l’abbattimento a San Rocco di tre edifici con la conseguente eliminazione della polarità-chiesa e il mancato interramento di via Grandi con il risultato che il borgo non c’è più. Secondo errore, negli anni Settanta, il mancato acquisto della parte più importante di Ticosa. Infine, la mancata trasformazione in incubatore d’impresa del corpo a “C”, demolito invece con tanto di fuochi d’artificio, con il risultato che oggi è difficile pensare alla funzione della cosiddetta Santarella.
«La centralità del comparto è Sant’Abbondio – ha concluso Tajana – Da lì occorre partire per riconoscere questo asse urbano. Il documento di piano deve dare la traiettoria, ma l’ultimo è del 2008. Vecchio».
Visionaria l’impostazione dell’architetto Attilio Terragni, che ha ricordato come Como abbia “inventato” l’urbanistica con il primo piano regolatore del 1934 e oggi abbia pertanto il dovere di proseguire con le grandi idee e le sensibilità. «Il volto del XXI secolo ha il cuore verde anche a Como – ha detto – Occorre andare verso la sostenibilità e non lo standard, la città dinamica e non statica, il volto della contemporaneità ottimistica e non pessimistica nell’architettura. A City Life, a Milano, le strade non ci sono più. La città – ha concluso – dev’essere espressiva e non neutrale, aperta e non chiusa, complessa e non semplice».
Terragni si è però dichiarato d’accordo sull’idea del boulevard, con la specificazione di una piazza nell’area ex Ticosa, «un rotore per moltiplicare da lì il verde». E, in fondo, dove c’è il Monumento ai Caduti, la proposta di eliminare le auto e costruire un parcheggio interrato. Anche l’assessore all’Urbanistica Marco Butti ha aperto al boulevard, facendo riferimento ai contatti in corso con il Collegio Gallio per la realizzazione di un autosilo e per un complessivo riassetto dell’area. Con un riferimento, in prospettiva, alla Ticosa: «Dev’essere una risorsa pubblica nella quale coesistano più funzioni, non soltanto un parcheggio o il luogo dove si trasferisce il Comune».

Articoli correlati

1 Commento

  • Avatar
    Luigi , 13 Maggio 2019 @ 16:58

    Serve coraggio, anzi eroismo. Si deve eliminare la tangenziale completamente e riscoprire, in tutti i sensi, il Cosia trasformandolo in un parco fluviale.
    Idem per il lungolago dove va eliminato il passaggio delle auto.
    Per finire Piazza Cavour torni a essere porticciolo.

    Ser

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.