La ricchezza immateriale per l’avvenire

Il commento
di Marcello Dubini
Si narra che sia il lago il motore dell’economia comasca, almeno in chiave turistica e in prospettiva futura. In attesa di verificare quanto il conclamato Expo, che aprirà i battenti tra cinque mesi a Milano, si tradurrà in frotte di turisti estasiati che da tutto il mondo faranno un giro anche da queste parti per poi diffondere ovunque il verbo e il fascino del Lario, potrebbe essere più saggio riconoscere che la vera ricchezza del nostro territorio sono i percorsi formativi di ottimo livello. Una ricchezza immateriale che però consegna, nelle mani dei giovani comaschi, gli strumenti e le risorse per costruire il proprio avvenire.

Non soltanto dal punto di vista della tecnologia e dell’economia, materie oggi quanto mai utili in una società sempre più sofisticata e complessa dal punto di vista delle attività produttive e finanziarie, ma anche da quello di una formazione più teorica e meno mirata al mondo del lavoro come avviene nei licei.
L’analisi della Fondazione Agnelli dimostra che gli istituti tecnici lariani sono scuole di prim’ordine. Leggendo i dati, si scopre però che anche i licei non sono da buttare. Basta, per esempio, guardare alla media dei voti conseguiti al primo anno di università dai diplomati del liceo classico Volta, attestata a quota 28,93 (il voto massimo è 30). E anche i licei scientifici, pur se assenti dalla top ten delle scuole di questo tipo, vantano medie che in gran parte superano il 27 e arrivano a sfiorare il 28,5.
Chi si diploma nelle scuole superiori della provincia di Como, insomma, non può lamentarsi. Se è disposto a impegnarsi, può arrivare ad avere le carte in regola per farsi largo nei successivi passaggi formativi. Ed avere così un’arma in più per poter competere in un mercato, quello del lavoro, diventato per i giovani un percorso sempre più accidentato, disseminato di ostacoli crescenti a causa dei lunghi anni di crisi. Un occhio di riguardo, dunque, la scuola lariana lo merita senz’altro.

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