La ricerca demografica sul Canton Ticino: una società più vecchia e sempre meno numerosa

Targa Canton Ticino

«Vivere sempre più a lungo in una società in via di estinzione». Benvenuti in Ticino, una terra che dal punto di vista demografico somiglia sempre di più all’Italia. Lo dicono i numeri. Impietosi come sempre quando devono descrivere i fatti.
Nei giorni scorsi, il quotidiano La Regione ha pubblicato sul suo sito uno studio aggiornato sulla popolazione residente oltrefrontiera. Il report, redatto da un gruppo di studiosi guidati da Elio Venturelli – per 30 anni direttore dell’Ufficio cantonale di Statistica – è una miniera di informazioni. E descrive un Ticino sempre più vecchio, sempre meno attrattivo, dove si fanno pochi figli e dal quale i giovani tendono a scappare. Una fotografia in tutto simile a molte realtà italiane, dove alle poche nascite e al sempre minore tasso di immigrazione si è aggiunta, negli ultimi anni, la fuga dei “cervelli”, l’uscita in massa dei giovani laureati in cerca di un lavoro e di un futuro migliore.
Il titolo del rapporto di Venturelli parla di «una società in via di estinzione». Basti un dato su tutti: «Il saldo naturale (nascite meno decessi) degli svizzeri è da anni negativo (almeno dal 2000, ndr). Il saldo naturale degli stranieri, sempre positivo, non riesce però più a compensare quello negativo degli svizzeri».
Il risultato è una terra dove oggi vivono poco più di 350mila persone, una terra «che invecchia male», con «nascite in declino, giovani che partono, i nati nel “baby boom” ormai prossimi alla terza età»; un Ticino «che dipende dagli stranieri per le nascite, i matrimoni misti» e per il «bilancio migratorio», altrimenti drammatico.
Il cantone di lingua italiana, infatti, «non è più ambìto, come una volta, dai pensionati confederati», mentre gli stessi «pensionati ticinesi vanno all’estero, dove la vita costa meno». Un Ticino, insomma, sempre «meno attrattivo», con i laureati che non rientrano e i giovani che cercano fortuna altrove.
«Per quanto riguarda i giovani svizzeri – scrivono i ricercatori del gruppo coordinato da Venturelli – il Ticino si è trasformato in terra di emigrazione. In due decenni quasi 8mila giovani hanno lasciato il Ticino per trasferirsi in altri cantoni o all’estero». Leggendo la ricerca si fa fatica a comprendere il dibattito in corso da anni sulla presenza degli stranieri nel cantone di lingua italiana. È del tutto evidente la contraddizione insanabile tra i toni da crociata di alcuni partiti e movimenti conservatori e il dato di realtà.
«Praticamente – sottolinea il report – la popolazione svizzera in Ticino è cresciuta esclusivamente grazie alle naturalizzazioni. Dal 1980 al 2018 hanno acquisito la cittadinanza svizzera 59.331 stranieri, ciò che corrisponde al 23,3% della popolazione svizzera in Ticino nel 2018. Dal 2013 però, le naturalizzazioni, in calo ma pur sempre consistenti, non sono ugualmente bastate a impedire il calo dei residenti svizzeri». Senza stranieri la decrescita demografica sarebbe stata verticale. E molto pochi sarebbero stati anche i “nuovi svizzeri”, una cui fetta consistente proviene da altri Paesi.
Tra il 1981 e il 2018 la popolazione giovane, fino a 19 anni, è diminuita in Ticino di oltre il 10%, passando da 71.365 a 64.098 unità. Di converso, gli over 65 si sono quasi raddoppiati (+94,8%), passando da 41.009 a 79.895 unità.
«Gli equilibri tra generazioni – giovani, attivi, terza e quarta età – si sono profondamente modificati», scrivono i ricercatori del gruppo di Venturelli. Un dato che accomuna le province pedemontane lombarde al territorio di confine elvetico.
La linea fisica della frontiera non cambia una realtà che, ancora una volta, mostra di essere simile – se non identica – da entrambe le parti.

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