La rivoluzione libica e le paure italiane

Il dariosauro
di Dario Campione

L’inviato del Corriere della Sera, Lorenzo Cremonesi, è entrato ieri in Libia. «Dopo il confine è terra di nessuno», è stato il suo primo commento, affidato al sito Internet del giornale.
La Libia è nel caos. Guerra civile. Migliaia di morti. Muhammar Gheddafi, da 42 anni al potere, ha svelato ancora di più il suo volto di dittatore sanguinario. Non ha esitato a ordinare all’Aeronautica militare di sparare contro il popolo. E alla tv, in un discorso farneticante, ha ripetuto che resterà

al suo posto fino alla morte.
Se le rivoluzioni di Egitto e Tunisia sono state “dolci” (o apparentemente tali), quella di Tripoli è un bagno di sangue. Con un esito affatto scontato.
Il punto è che l’intero Maghreb sembra essere letteralmente esploso. E l’onda d’urto sta giungendo rapidamente alle nostre latitudini. Cresce la paura di un’emigrazione di disperati, effetto inevitabile di ogni guerra. Si teme per l’instabilità dei mercati: quello finanziario e quello petrolifero.
Ciò che succede dall’altra parte del Mediterraneo è un cambiamento epocale. Che chiama in causa il nostro Paese, lingua di terra che collega idealmente l’Europa all’Africa.
Di questo parliamo stasera, a partire dalle 20.30, in diretta su Etv.
dariosauro@espansionetv.it

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