La Scala in Duomo, segno di speranza

opinioni e commenti di lorenzo morandotti

di Lorenzo Morandotti

Ci sono eventi memorabili che trascendono i limiti (a volte veri e propri steccati impermeabili) imposti dalle classificazioni culturali e fanno guardare al futuro con maggiori speranze. Perché permettono di  aprire le ali e spronano a valorizzare le eccellenze che identificano il territorio in modo più profondo.

Fece  storia quarant’anni fa,  il 14 gennaio 1979, la Messa da Requiem di Verdi diretta da Claudio Abbado nel Duomo di Como, con Mirella Freni ed Elena Obrastzova nel cast. Un altro ricordo d’archivio indelebile fu il concerto della Filarmonica della  Scala diretta da Riccardo Muti al Sociale nel 2014. Ora sulla stessa lunghezza d’onda e con la felice convergenza di più soggetti è in arrivo un’analoga magia, in un contesto di particolare intensità spirituale. È quanto  si prepara ad accogliere Como con il concerto di mercoledì prossimo  alle  20.30, sempre in Cattedrale. Nel luogo simbolo della diocesi comasca il 10 aprile si terrà una serata di elevazione spirituale in musica, con il Coro del Teatro alla Scala di Milano nell’ambito del ciclo “Musica sacra nelle Cattedrali lombarde” che  mira alla diffusione di un ciclo di musica sacra che il Teatro alla Scala ha ideato appositamente per le chiese della Lombardia. Il Coro e il Coro di Voci Bianche del Teatro alla Scala di Milano si esibiranno in un Concerto di Musica Sacra, diretti dal maestro Bruno Casoni. In programma le Litanies à la Vierge Noire di Francis Poulenc, il Requiem, Op.9 di Maurice Duruflé e la Missa Papae Pauli dedicata a Paolo VI di Luciano Chailly.  L’appuntamento sarà reso possibile dalla generosità di un mecenate vicino alle istanze del territorio  come  la Banca di Credito Cooperativo Brianza e Laghi che si assume l’onere e l’onore di offrire un evento di questa caratura  all’intera  comunità lariana. Con un significativo  valore aggiunto: i primi due brani del concerto saranno trasmessi in diretta da Espansione Tv a beneficio di una ancor più ampia presenza dell’evento nel cuore del territorio. Ed effettivamente apre  il cuore sapere che in un momento in cui la cultura risulta sempre più il fanalino di coda del Paese, che non investe quanto dovrebbe e potrebbe in sapere  e in cura e tutela della bellezza, qualcuno caparbiamente procede in direzione ostinata e contraria. Inoltre c’è naturalmente il significato spirituale dell’evento, appunto nel cuore della chiesa comasca, un luogo simbolo che è un patrimonio anche per i non credenti, e in un tempo altrettanto simbolico per i credenti come il cammino della Quaresima, che è sinonimo di rinnovamento. Se la laicità dello Stato è sacra, non può e non deve coincidere con una progressiva cancellazione della memoria che è fatta appunto anche di una identità profondamente radicata.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.