La scialuppa che non possiamo rovesciare

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di Marco Guggiari

Nel pieno della pandemia, colpiti da un’onda alta che ci stordisce, siamo tutti in cerca di una scialuppa di salvataggio sicura. Una barca che non faccia acqua, almeno per quanto dipende da noi e da chi può aiutarci. Anche perché nel Comasco è peggio oggi rispetto ai già drammatici mesi di marzo-aprile. Sfioriamo ormai i mille contagi in ventiquattr’ore. I nostri ospedali, Sant’Anna e Valduce, riconvertono reparti per i malati di Covid e hanno ambulanze in coda davanti ai loro pronto soccorso.

Questa scialuppa di salvataggio è però messa a dura prova da pesi contrapposti che la sbilanciano pericolosamente da una parte e dall’altra, facendola oscillare e mettendone a rischio la precaria tenuta. Questi pesi, che vanno assolutamente tenuti in equilibrio per non finire sott’acqua, sono la salute e l’economia. Un equilibrismo davvero difficile nella situazione che stiamo vivendo, reso a tratti improbo da decisioni, stili e atteggiamenti autolesionisti.

Fuori dalla metafora, salute ed economia non devono essere messe l’una contro l’altra armate. Nella nostra provincia, secondo i dati di Coldiretti, sono attualmente chiusi tremila bar e ristoranti. Questo dato ci dice che il coronavirus non può certo diventare l’unico orizzonte della nostra vita, ma dolorosamente dobbiamo aggiungere che nessuno al mondo ha ancora inventato un modo diverso dalle restrizioni per limitare la circolazione del Covid.

Occorre allora che tutte le misure, specialmente le più svantaggiose e impopolari, oltre a ricevere un importante “ristoro”, siano spiegate e abbiano una coerenza.  Queste esigenze, finora, sono state soddisfatte solo in parte.  Prendiamo i ventuno parametri presi come bussola per la divisione in zone rosse, arancioni e gialle. Sono incredibilmente numerosi. E, soprattutto, sono per lo più ignoti e comprensibili soltanto a pochi esperti. Questo è un grave limite, che dovrebbe essere superato con la capacità di comunicare e “tradurre” quegli stessi criteri a beneficio del grande pubblico. Ciò fugherebbe anche il dubbio che a non tutte le Regioni del nostro Paese corrisponda la caratteristica cromatica giusta.

Detto più chiaramente, ci chiediamo: tutte le Regioni, ma proprio tutte, forniscono correttamente, con scrupolo e serietà, i dati, tutti i dati, necessari alle valutazioni e alle conseguenti decisioni che le riguardano?

Questi e altri dubbi, in ogni caso, non giustificano il diffuso rancoroso sottofondo che nei giorni scorsi ha assunto fra Stato e Regioni le caratteristiche di una guerra fratricida. Uno spettacolo indegno dei sacrifici che ci vengono imposti.

Gli autentici leader, dove esistono, assumono responsabilità e agiscono con ben altro stile. Anche perché la vera unità nazionale non è tenuta insieme soltanto dalla paura. Richiede credibilità e solo così genera condivisione. Assistiamo invece a segnali preoccupanti, con i murales di Milano dedicati nella primavera scorsa a medici e infermieri ora imbrattati. Quasi che fosse colpa loro la recrudescenza del Covid. Il rimpallo di responsabilità a livello politico non aiuta e non migliora il clima. L’incomunicabilità e l’ostilità tra le opposizioni e il governo sono molto maggiori che in altri Paesi europei. Esecutivo nazionale e Regioni non dialogano in modo positivo. I governatori  rivendicano autonomia, ma vogliono che i provvedimenti impopolari li adotti l’esecutivo nazionale. E buttarla in rissa non offre e non produce il senso di comunità di cui abbiamo bisogno in questa emergenza.

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