La scuola comasca si interroga dopo le dimissioni del ministro

Libri studenti

La scuola sempre più cenerentola tra gli investimenti del governo italiano. La dimissioni del ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Lorenzo Fioramonti, fanno piombare un intero mondo nel caos, proprio durante le vacanze natalizie che presentano per docenti e studenti anche un periodo di recupero. Così, mentre c’è chi ricorda il celebre precedente, ovvero l’addio dell’attuale presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel luglio 1990, in disaccordo con la linea del governo Andreotti sulla legge Mammì, il preside dell’Istituto professionale Pessina, Domenico Foderaro, plaude all’ex ministro Fioramonti.

«È stato coerente con quello che aveva dichiarato – spiega il preside – Ha dimostrato di essere una persona per bene. Dubito però che il suo gesto possa servire a muovere qualcosa a favore della scuola. È una goccia nell’oceano. Servirebbe un’azione di tutto il governo. E pensare che la cultura potrebbe generare ricchezza. È il nostro petrolio. La scuola ha la responsabilità del futuro di una nazione, ma nessuno sembra ricordarlo. L’Italia destina all’istruzione una percentuale irrisoria del suo bilancio, anche rispetto agli altri Paesi europei. Peccato. Non posso che fare gli auguri all’ex ministro», conclude.

«Si tratta di una questione di non semplice valutazione – spiega Roberto Peverelli, dirigente scolastico del Setificio – Credo che abbia pesato nella decisione del ministro anche un disegno politico più ampio. Nei prossimi giorni capiremo meglio gli sviluppi della questione. Sicuramente le dimissioni vanno a cadere su un settore che già soffre da tempo di instabilità. Quello che è certo è che verrà a mancare alle scuola, per l’ennesimo cambiamento di guida, qualcuno che abbia una visione di medio-lungo periodo.

«Fioramonti credo sia stato il primo ministro a dimettersi senza che nessuno glielo chiedesse. Ha palesato un periodo di sofferenza che stava vivendo da un po’ di tempo – spiega Adria Bartolich, docente, ex parlamentare e a lungo impegnata anche nel sindacato – Se devo entrare nel merito delle motivazioni, non credo sarebbe stato utile, come chiedeva l’ex ministro, aumentare ancora la pressione fiscale per trovare risorse per l’istruzione. È vero che è necessario reperire fondi per la scuola, ma oggi la pressione fiscale è già diventata praticamente insostenibile per gli italiani».
L’ex ministro lascia così una scuola con pochi soldi da investire sia nelle strutture sia nella didattica.

«Oggi tutto quello che arriva per la scuola serve a malapena per il pagamento del personale – dice ancora Adria Bartolich – Nel tempo sono diminuiti stanziamenti per quanto riguarda i progetti didattici e l’innovazione. Nell’ultimo decennio per fare fronte alla crisi economica generale e ai tagli, sono diminuite le classi e le materie, sono stati accorpati gli istituti. È stato trascurato il problema della sicurezza delle strutture. Anche a Como vediamo come ci siano scuole con gravi carenze, che necessitano interventi immediati. I piani sull’edilizia scolastica ci sono, l’ultimo risale al governo Renzi. Il problema è duplice. Riguarda prima la volontà di mettere dei soldi per l’istruzione e poi la decisione di come utilizzarli. Negli ultimi anni ogni ministro è sembrato scollegato con il suo predecessore. Bisognerebbe iniziare a ragionare anche sulla qualità. Sulle competenze e sul contenuto».

«Il ministro Fioramonti lascia il Miur senza aver praticamente mai parlato della sua idea di scuola – commenta caustico Pierluigi Presta segretario della Uil Scuola del Lario – Ci ricorderemo forse le sue dichiarazioni sulle merendine. Credo che da un ministro ci si dovrebbe aspettare qualcosa di più. Anche il suo predecessore, Bussetti, non si può dire che abbia inciso sul nostro mondo. Eppure dalla scuola deriva il domani dell’Italia, dovrebbe essere il primo pensiero di un governo, il fiore all’occhiello di un Paese. Da anni il sindacato chiede di avere un ministro tecnico per l’Istruzione. Altrimenti si susseguiranno sempre figure non in grado di lasciare alcun segno», conclude il segretario della Uil.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.