La separazione tra Nord e Sud non è più al centro dell’agenda

La separazione tra Nord e Sud non è più al centro dell’agenda

di Adria Bartolich

Credo di potere dire con una certa tranquillità che il tema
della separazione  Nord-Sud non sia più
al centro dell’agenda politica  almeno da
vent’anni.  Mai come ora, dal dopoguerra
ad oggi,  il Paese si senta nazione,
seppur ritagliandosi un’identità contro, in contrasto con altri. Prima gli
italiani. Questo senso di recuperata identità nazionale, non c’è dubbio, è da
attribuirsi pressoché per intero a Salvini. La Lega è il più grande partito
italiano, non è più un partito territoriale. È un partito nazionale, anzi
nazionalista. Alcune  recenti
sperimentazioni in tema di autonomia hanno 
mostrato molti limiti; ridistribuire i poteri per  poi continuare a ripianare i debiti  cozza contro ogni principio serio di
decentramento che si basa soprattutto sul criterio di responsabilità nelle
scelte.  Lo Stato si è comportato come
alcuni genitori:  vai a vivere da solo e
io ti do la paghetta.  Nonostante
ciò,  in tutta franchezza, non capisco
alcune posizioni nettamente contrarie all’autonomia differenziata, in quanto
potenzialmente  disgregatrice dello
Stato, quando caso mai è la cattiva amministrazione a spingere verso scelte
separatiste.  Chiedono maggiore
autonomia, seppur con modalità diverse, le tre regioni traino dell’economia
nazionale, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, che si misurano
quotidianamente  con i sistemi  efficienti del Nord Europa. Gli indicatori ci
dicono che sono anche quelle che sul piano della sanità, della scuola,
dell’alternanza scuola-lavoro  sono più
avanti.  Due su tre sono a guida leghista,
è vero.  Una delle tre, l’Emilia
Romagna,  leghista non lo è mai stata ma
se andiamo avanti così lo sarà presto. 
Niente è più  stupido di
pensare  che trattenendo i poteri
dello   stato centrale,  si freni in qualche modo l’avanzata della
Lega.  Caso mai è il contrario.  D’altra parte non posso pensare che il
decentramento delle decisioni e delle competenze sia considerata cosa di destra
quando  la  partecipazione, l’avvicinamento al territorio
e alla popolazione sono sempre state, al contrario,  cose di sinistra. L’autonomia aumenterebbe le
sperequazioni? Faccio notare che già ci sono, abbondanti, anche  con il sistema accentrato. La sanità della
Lombardia non è quella della Calabria e la scuola del Veneto non è quella della
Campania.  Certo, bisogna avere
attenzione e mantenere elementi di solidarietà, ma non si possono mantenere i
vita sistemi desueti, costosi, insostenibili e inefficienti, come  quello delle assunzioni nella scuola pubblica
(si veda l’ultimo concorso  per i
dirigenti scolastici, che rischia di essere annullato, ad esempio) con il
pretesto dell’unicità del sistema… che unico non è mai stato.