La “stangata” sui rifiuti non piace ai baristi di Como

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Le tariffe rincarate infiammano la polemica tra i gestori in città

Approvate soltanto mercoledì sera, le nuove tariffe della Tares, la tassa sui rifiuti, hanno già infiammato la polemica tra i gestori dei bar della città.
Dalle tabelle studiate dai tecnici di Palazzo Cernezzi si evince che i bar di 100 metri quadrati pagheranno una tassa di 935 euro, circa 500 in più di un albergo con ristorante della stessa metratura.
Siamo andati allora a fare un giro in centro città per registrare le reazioni dei titolari dei locali interessati dalla stangata.
Polemico la proprietaria del bar pasticceria “Monti”, Alberta Colombo, che si dice molto esasperata dal

rincaro della tassa dei rifiuti. Il bar, che si affaccia sul cantiere delle paratie, produce un genere di spazzatura, plastica e lattine soprattutto, che «non giustifica questo aumento previsto dalla Tares», dice la titolare.
«Inoltre, i problemi legati al malfunzionamento del sistema fognario – ribadisce la barista – rendono piazza Cavour un luogo di degrado e sporcizia».
Qualcuno, però, non è ancora al corrente delle nuove tariffe, come il titolare del bar “Caffè e caffè” di piazza Mazzini. Con i dati sotto gli occhi, lo sconcertato Roberto Cappelletti stenta a «capire il motivo di tale rincaro, limitato quasi esclusivamente alla nostra categoria».
Se le tariffe vengono calcolate in base alla metratura del locale e al numero di persone che vi abitano, come nel caso delle utenze domestiche, «non comprendo in che modo il Comune possa calcolare il numero dei clienti di un bar e in base a quello calcolare la tassa», si chiede il gestore del locale.
Sulla più centrale piazza Perretta, il titolare del bar “La Quinta” sostiene che ricorrere a un ritocco del listino prezzo per affrontare le nuove spese, in questo periodo, non è auspicabile. Nemmeno Marco Viganò è favorevole all’aumento della tassa e definisce «senza senso» la disparità di imposte tra bar e alberghi con ristorante. Il gestore non ha nulla da eccepire nei confronti del servizio dello smaltimento dei rifiuti, ma considera ingiusto pagare più di un albergo che serve anche il pranzo e la cena. Chi invece contesta aspramente il servizio della raccolta dei rifiuti è il proprietario del “Caffè Breva”, all’angolo tra piazza Duomo e via Cinque Giornate. Il giovane titolare non tollera che il sacco nero, quello dei rifiuti indifferenziati, sia lasciato in strada tutta la notte e ritirato soltanto all’alba. Per quanto riguarda l’aumento della tassa per la sua categoria, «sarebbe più intelligente invertire le tariffe – propone Massimo Xodo – in modo che siano gli alberghi con ristorante a pagare la tariffa più elevata e non i bar».
Gli alberghi hanno infatti da smaltire anche i rifiuti delle stanze, mentre il suo bar produce come scarto principalmente plastica, vetro e fondi di caffè. Sul piede di guerra anche la proprietaria, assieme al marito Paolo, del bar “da Pietro” in piazza Duomo. «Siamo la categoria più tartassata – dice Patrizia Porrini – A questo punto mi converrebbe aprire un albergo al piano di sopra».
Sdrammatizza, la titolare, ma in realtà appare molto critica dei confronti dell’amministrazione comunale. «Ogni giorno dobbiamo portare i rifiuti ai Portici Plinio – spiega ancora la barista – perché in piazza non passano più i mezzi addetti alla raccolta; in aggiunta, dobbiamo chiedere ai netturbini di pulire tavolini e sedie sporcati dai clochard nottetempo».
Dopo un avvio lento di stagione, questo ulteriore aumento delle tasse renderà la vita dei baristi più difficile.

Giorgia Amarotti

Nella foto:
Non va giù a molti esercenti del capoluogo l’aumento della tassa sui rifiuti

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