La testimonianza di Pontiggia: «Ogni giorno incontro imprenditori che sono tentati dalla Svizzera»

(f.bar.) «Se fosse un progetto semplice qualcuno l’avrebbe già realizzato. Si può e si deve ragionare sull’ipotesi Zes, nonostante i dubbi evidenziati anche in questa giornata di studi». A parlare è Giovanni Pontiggia, presidente di Iccrea Bancaimpresa e della Banca di Credito Cooperativo dell’Alta Brianza. «Il fatto di aver voluto sostenere questa giornata di approfondimento conferma la voglia di capire», dice Pontiggia.
«Parlo quotidianamente con imprenditori tentati dalla Svizzera ma sento anche di banche elvetiche che vogliono investire in Italia. È una realtà molto difficile», conclude il presidente Pontiggia.
Tornando ai numeri, è innegabile come l’imprenditore italiano abbia vita più facile oltreconfine. La Svizzera ha sicuramente una fiscalità bassa innanzitutto perché «è un Paese ricco. Ciò induce a ritenere che se anche le aree di confine puntassero a defiscalizzare al massimo non si scatenerebbe una guerra al ribasso tra i due Stati», spiega il professor Umberto Galmarini.
Sempre in tema va detto come, in materia di adempimenti fiscali, l’Italia sia 138ª su 180 Paesi. Diversi gli indicatori da considerare come, ad esempio, il numero di pagamenti necessari per avviare un’impresa. In tale ambito, se è vero che in Italia se ne contano 15 rispetto ai 19 svizzeri, è altrettanto vero che le ore impiegate per eseguirli sono 63 oltreconfine contro le 269 italiane. E ancora: i giorni necessari, in media, per risolvere una disputa commerciale sono 390 in Svizzera mentre in Italia ben 1.185. Un ultimo caso significativo: per allacciare l’elettricità in Ticino bastano 8 giorni contro gli 89 italiani. Su 10 indicatori analizzati per capire il grado di facilità nel fare impresa, l’Italia è al 65° posto contro il 29° della Svizzera.
Utilizza l’ironia il professor Gianfranco Gaffuri (Università degli Studi di Milano). «Facendo una battuta potremmo dire che il Canton Ticino è la Zes della Lombardia». Presente al convegno anche l’assessore al Patrimonio di Palazzo Cernezzi, Marcello Iantorno. «Il progetto di Maroni è contrario a diversi articoli costituzionali e alla normativa europea. Il problema della fuga di aziende in Ticino non si risolve con la Zes, che sembra più che altro una mossa propagandistica del governatore».
Intanto, ieri pomeriggio, il presidente Maroni ha incontrato l’autorità cantonale ticinese per discutere dei rapporti tra le due regioni. I prossimi 1 e 2 dicembre a Palazzo Lombardia si terrà inoltre la riunione di tutti i presidenti delle 48 Regioni che costituiranno la «Macroregione delle Alpi».

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