La tragedia di Bryant. Il ricordo del medico comasco Tavana: «Un personaggio incredibile, umile e disponibile»

Rudy Tavana Kobe Bryant

«Un personaggio che vogliamo ricordare per l’umiltà e la disponibilità. Noi dello staff sanitario del Milan dell’epoca non abbiamo dimenticato la sua semplicità». Il medico comasco Rodolfo Tavana oggi è il responsabile sanitario del Torino. Nel 2013 era invece al Milan (società con cui ha vissuto i più importanti successi dell’era di Silvio Berlusconi).
Si parla del 2013 non a caso, perché quell’estate proprio Kobe Bryant arrivò in Italia per recuperare da un pesante infortunio a un tendine d’Achille. Il cestista americano scelse lo staff del Milan e i suoi metodi all’avanguardia per guarire. In quella fase era tra l’altro in cura, per lo stesso problema, l’olandese Nigel De Jong.
«Si parla del giocatore all’epoca più forte della Nba, il numero 1 del mondo – ricorda oggi Rudy Tavana – Una persona che avrebbe potuto chiedere qualunque cosa e che avrebbe trovato una risposta sempre positiva. Per lui ci sarebbe stato, come si suol dire, il tappeto rosso».
Invece… «La sua maggiore preoccupazione era di non disturbare l’allenamento della prima squadra e così ci chiese se andava bene ritrovarci alle 7 e un quarto del mattino. Alle 7.05, sempre in anticipo, arrivava a Milanello pronto a lavorare con noi».
Rodolfo Tavana ricorda ancora. «Ho parlato della sua disponibilità, ma non dimentico anche la gentilezza delle persone che erano con lui, cosa che non è mai scontata. Ce lo siamo sempre detti in questi anni quando abbiamo parlato di quelle giornate con uno degli atleti più importanti e famosi del mondo. Un giocatore incredibile al pari di Michael Jordan, un altro grande protagonista dell’Nba che ho avuto l’occasione di conoscere».

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