LA VENERAZIONE DI CARLA PORTA MUSA PER LA SUA CITTÀ SIA MONITO PER RENDERLA ANCORA PIÙ BELLA E VIVIBILE

RISPONDE RENZO ROMANO:

“Se volete ricordare il mio lungo appassionante amore per la città dove mi vanto d’esser nata, non fatelo intestando strade, stradine o vicoli reconditi su lapidi che il tempo scolorisce, ma fatelo dedicando al mio bel nome (non per mia scelta, ma che mi fu donato) nella vasta piazza prospiciente il lago un’immensa ninfea dai giochi d’acqua, perennemente festosi e palpitanti”.
Questo il desiderio di Carla Porta Musa, recentemente scomparsa. Diventerà mai realtà nella città che le ha dato i natali e ha la memoria così corta?

Lorenzo Gerletti

Caro lettore,
par di vederla la nostra “poetessa” lassù che, da una nuvola, guarda la sua città e il suo lago.  La vedo, la sento, disincantata, seppure felice per tutto il bello che su di lei è stato scritto e detto.
Il suo dire è ben scandito: “Cari concittadini, vi ringrazio per tutte le belle parole che avete speso per me, ma adesso per favore passate ai fatti”. Il suo appello è invito delicato espresso in un lessico raffinato, ma nel contempo pressante sollecitazione a “darsi da fare” per rinvigorire il “connubio” tra Como e il suo lago. Teatro naturale di questo matrimonio “indissolubile”, a dispetto di tanta colpevole incomprensibile disattenzione e insensibilità al fascino della storia e della tradizione, è piazza Cavour.
Protesa verso il lago, come un’innamorata sembra cercarlo per immergersi in esso e perdersi nella sua atmosfera. Quell’atmosfera descrive bene il grande Piero Chiara in una mia intervista di tanti anni fa in risposta alla domanda: “Che cosa ha significato Como nella sua vita?” Ecco le sue parole in quell’occasione: «Molto, io sono nato in provincia di Como, perché quando venni al mondo a Luino, allora Luino era provincia di Como, e Como rappresentava per me, abitante di un piccolo paese, il capoluogo, il nucleo centrale della provincia ai cui margini ero venuto al mondo. Quando ho visto Como per la prima volta ho capito che era una città con nobili tracce del passato, splendide chiese, una posizione meravigliosa sul lago. Poi ho avuto anche la sorte, curioso destino, di essere chiamato alle armi nella primavera del 1940 e di essere assegnato al 67° fanteria alla Caserma De Cristoforis, dove ho passato alcuni mesi. Dai tavolini di un caffè in piazza Cavour, in quella lama di lago dove i battelli che emergono dietro le piante sembrano dei fantasmi che camminano sulla terra, ho visto gli ultimi stranieri che sentivano che bisognava rientrare per sempre, che era finito questo passeggiare tranquillo per l’Europa in pace. Poi, per una disposizione favorevole ho lasciato Como in un tramonto d’estate, già intravedendo la speranza di scampare dall’invio al fronte, quindi in un momento felice nel quale mi sentivo quasi restituito alla vita».
Sono certo che piacerà a Carla Porta Musa rileggere queste note che ricordano una Como  lontanissima nel tempo, nel prestigio e nell’importanza, che qualche rimpianto in molti certamente solleva.
Il desiderio della nostra poetessa di vedersi dedicata “nella vasta piazza prospiciente il lago un’immensa ninfea dai giochi d’acqua, perennemente festosi e palpitanti”, è un invito a ricordare com’era piazza Cavour tantissimi anni fa.
Antiche preziose fotografie ingiallite, siamo a fine Ottocento, raccontano di una fontana ubicata nel salotto di Como.
Curiosa e intrigante la sua storia. Essa inizia nel 1860 quando a Como viene avviata la costruzione di piazza Cavour con l’idea di farne un luogo di ritrovo per i cittadini e i turisti. Nel 1870 un commerciante milanese di nome Sebastiano Mondolfo dona alla città 20.000 lire da destinare all’acquisto una fontana che si trova nel Palazzo Litta a Lainate per sistemarla in piazza Cavour.
La sua offerta non trova apprezzamenti da parte degli amministratori e allora il mecenate si rivolge a uno scultore di Viggiù, tale Biagio Catella, che in pochi mesi con la collaborazione di un gruppo di artigiani comaschi costruisce una fontana in marmo bianco alta circa dieci metri, decorata con creature del mare quali cavallucci marini, tritoni, naiadi e un grande cigno sulla sommità.
Il 23 settembre 1872 la fontana viene attivata;  alimentata da un acquedotto che arriva da Monte Olimpino, la fontana svolge anche una funzione pratica per i cittadini fornendo l’acqua potabile.
Si apre tuttavia in città un acceso dibattito per certi aspetti perfino comico. Da alcuni benpensanti viene rimproverata l’impudicità delle naiadi “nude”, deleterie per la morale dei bambini e vengono criticate le figure marine che, si osserva, non c’entrano nulla con il lago. Si manifesta anche la preoccupazione che a causa dell’acqua utilizzata per la fontana la città possa rimanerne priva. A seguito di queste polemiche, ma soprattutto per la mancanza di mezzi finanziari necessari al suo mantenimento,  vent’anni dopo la fontana viene smontata e deposta in un magazzino comunale dove giace fino al 1902 quando un miliardario americano, William Rockefeller, l’acquista per 3.500 lire e la porta a New York.
Nel 1903, viene installata nel giardino zoologico del Bronx. Qualche anno dopo, nel 1910,  la fontana viene spostata verso la posizione attuale nel lato nord del giardino zoologico alla Astor Court dove si trova oggi.
Da allora, periodicamente, a Como si riaccende il dibattito su come riempire e abbellire piazza Cavour, ma dopo più di un secolo  non si è ancora trovata una soluzione.
Chissà mai che il miracolo non possa farlo, da lassù, la nostra Carla Porta, amata “Musa” preziosa del fascino del nostro lago?

 

 

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