La vicenda dei presunti abusi sessuali. La Diocesi: «Compiuto ogni sforzo per garantire verità alle persone»

Vaticano, San Pietro

«La decisione di riprendere in mano il fascicolo in questione, è stata l’espressione di una autentica volontà di compiere ogni sforzo per garantire un servizio alla verità, alle persone e alla Chiesa». La Diocesi di Como, duramente toccata da questa brutta vicenda, è intervenuta ieri con un lungo comunicato per raccontare quanto avvenuto, chiedendo nel contempo il silenzio da qui in avanti («con cui attenderemo il prosieguo del procedimento, nella vicinanza paterna a tutte le persone coinvolte e all’intera comunità credente»). L’ufficio stampa sottolinea però con forza (seppure non nascondendo «eventuali ritardi od omissioni commessi in passato») come «l’indagine delegata dalla Santa Sede alla Diocesi di Como» si sia «conclusa entro pochi mesi e nel maggio del 2018 il relativo fascicolo è stato consegnato» in Vaticano «per il prosieguo della procedura. In seguito – si legge ancora – è stata offerta la più ampia collaborazione al Promotore di Giustizia della Città del Vaticano (lo stesso che ha poi deciso per la richiesta di rinvio a giudizio, ndr) anch’egli impegnato nel delicato compito di vagliare le responsabilità personali».
«Attività sospese»
Nella nota stampa, si legge anche come «sin dall’emersione dei nuovi rilievi, in via cautelativa don Gabriele Martinelli era stato limitato nell’esercizio del ministero e sospeso dallo svolgimento di attività pastorali coinvolgenti minori o adulti vulnerabili, provvedimento che resta in vigore. Misure analoghe sono state assunte anche nei confronti di don Enrico Radice». Poi la chiusura: «La giustizia ecclesiastica e quella civile impongono il riserbo durante lo svolgimento delle indagini e, per questa ragione, in tutti questi mesi la Diocesi si è attenuta a una linea di rispetto, di assoluta riservatezza e fiducia ed è rimasta silenziosamente in attesa delle decisioni delle superiori e diverse autorità preposte all’accertamento di fatti e responsabilità».
Il ringraziamento
Si legge ancora: «La Diocesi ringrazia vivamente tutte le persone che con la loro testimonianza e con la consegna di documenti hanno contribuito a ricercare la verità ed esprime paterna solidarietà verso tutti i soggetti coinvolti, a partire da coloro che hanno raccontato, non senza fatica, le loro esperienze. All’epoca dei presunti fatti Gabriele Martinelli frequentava il Preseminario San Pio X in Vaticano e non aveva ancora presentato la richiesta di ammissione agli Ordini Sacri. I presunti fatti furono segnalati nel 2013 e ritenuti infondati nel 2014 dalle autorità ecclesiastiche che espletarono gli accertamenti in merito. Quando fu ordinato diacono il 29 novembre 2016 e presbitero il 10 giugno 2017, tutte le valutazioni sulla personalità dell’ordinando erano positive e tra la documentazione prodotta non risultava alcun parere negativo, nemmeno da parte di coloro che erano a conoscenza delle accuse rivoltegli anni prima». Poi l’emersione di nuovi elementi «nel novembre del 2017» e la riapertura delle indagini, concluse con la presa di posizione netta di Papa Francesco.

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