di Marco Guggiari, Opinioni & Commenti

La vicenda incompiuta del mercato coperto

di Marco Guggiari

In molte città il mercato coperto è un luogo di ritrovo. Nel tipico contesto caratterizzato da merce in vendita sui banchi, vociare, confusione di gente che viene e va, profumi, odori e colori, quell’ambiente rappresenta un preciso punto d’incontro. Così è anche a Como, naturalmente. Ma nella nostra città mancano due elementi per fare del mercato tra le vie Sirtori e Mentana un ambito gradevole e, al tempo stesso, di richiamo turistico.

Le questioni, dunque, sono due e, almeno in parte, distinte. Sulla prima ha preso una lodevole iniziativa Confesercenti con la campagna delle cartoline da sottoscrivere lanciata nei giorni scorsi (si può aderire anche online dal sito dell’associazione). In pratica si chiede al Comune di garantire igiene, decoro e manutenzione, specificando sei precisi interventi, oltre che l’affidamento del mercato in gestione a un consorzio di operatori. Si tratta di richieste di buon senso, che vanno nella direzione del miglioramento della struttura e di chi la anima, esercenti e clienti, e che dà il segno concreto della collaborazione possibile tra pubblico e privato, di cui tanto si parla. A raccolta firme ultimata, vedremo se Palazzo Cernezzi farà la sua parte, com’è dovuto a chi garantisce la vita quotidiana del mercato.

La seconda questione è invece più complessa, non rientra negli obiettivi dell’associazione di categoria e, tuttavia, se fosse risolta potrebbe costituire una svolta per il mercato coperto che ha alle spalle una storia lunga ottantaquattro anni, essendo stato inaugurato nell’ottobre del 1934 (prima d’allora frutta e verdura si vendevano in piazza Roma, ma all’aperto).

Ci riferiamo alla questione dell’ex Padiglione Grossisti, oggetto di lavori di riqualificazione costati quasi due milioni di euro e durati tre anni (2012-2015). Suddiviso in due parti – box-negozi di 30-35 metri quadrati l’uno a pianterreno e soppalco di 700 metri quadrati – è un’opera finita a metà, inaccessibile nella parte superiore e inutilizzata, eccezion fatta per la “piazza” coperta al piano terra, a cui si fa talvolta ricorso per eventi.

I lavori furono decisi per creare il “distretto urbano del commercio”, ma l’attuale destinazione d’uso, solo “mercatale”, di fatto impedisce che operatori privati possano trasformare gli spazi in qualcosa di simile ai mercati europei di successo, mete quotidiane di residenti e di turisti, che li riconoscono come centri di ristorazione di qualità. Un must in molte città italiane ed estere. Basti pensare a Milano, Firenze, o a al Mercat de la Boqueria di Barcellona o di Madrid, solo per fare qualche esempio.

Questa è la vera sfida per una città che si vuole turistica, se sa guardare alle esperienze positive di altri. L’incompiuta, costata tanto, non ha senso. Occorre finire il lavoro.

1 Ott 2018

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