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La vicinanza alla scuola non è un criterio bizzarro

di Adria Bartolich

In  un comune della Sicilia occidentale, un dirigente scolastico ha emanato una nota, nella quale compare, tra i criteri elencati  per l’assegnazione delle supplenze  attraverso la “Messa a disposizione” – cioè per  i docenti che non sono inseriti nelle graduatorie e a volte non hanno neanche completato l’iter di studi necessari per l’insegnamento – oltre il punteggio conseguito alla laurea, anche la vicinanza  della residenza alla scuola.  Cinquanta punti  per la “viciniorietà”. La viciniorietà, si precisa, sarà  calcolata «tenuto conto delle distanze indicate secondo il percorso più breve di Google maps tra la sede dell’Istituzione scolastica e il centro della città di residenza dell’istante».

Il fatto che il dirigente sia, per fortuna, siciliano sgombra il campo da tutta una serie di considerazioni  speciose sulle provenienze etniche sia degli autori dei criteri che dei candidati alla supplenza. Non si tratta di uno scontro tra Nord e Sud. Si tratta di un criterio  assolutamente ragionevole. Se abiti vicino corri meno il rischio di arrivare in ritardo, chiedere permessi lunghi se devi fare una commissione, puoi garantire una maggiore presenza. Certo non dice nulla sulla qualità professionale della  persona, ma questo non lo fa nemmeno la lontananza.

Ora, questa notizia compariva in un articolo  on line di un sito specializzato su questioni della scuola,  la cui chiosa invitava gli utenti a segnalare  eventuali casi di assegnazione delle supplenze  con «decisioni bizzarre».

Specifichiamo: le Messe a disposizioni, essendo al di fuori delle graduatorie per le quali esistono criteri rigidissimi su come assegnare i punteggi, sono semplici dichiarazioni di disponibilità; è abbastanza impressionante  che la richiesta di stare in zona venga considerata  alla stregua di un criterio  bizzarro e insolito, pur trattandosi di qualcosa di assolutamente logico e diffuso per gran parte  delle aziende del mondo. Conosco l’obiezione: la scuola non è un’azienda. È vero, ma non è  neanche la fermata del tram, però. Salgo dove voglio, scendo dove voglio  e mi trattengo quanto  serve a me.  Proprio perché la scuola non è un’azienda e in essa si lavora sul materiale umano, ed in alcuni segmenti anche su età della crescita particolarmente delicate, la scuola, molto più di un’azienda, ha bisogno di stabilità, soprattutto del personale, proprio perché la scuola è costituita da figure educative. Qualsiasi ruolo occupino. Aggiungo i miei complimenti personali al dirigente per avere  indicato come modalità per calcolare la distanza,  il percorso più breve  su  Google maps, invece di fare riferimento alle complicatissime tabelle con cui si calcola la vicinorietà, redatte secoli fa, che nemmeno tengono conto delle  realizzazione di nuove strade o autostrade. E attualmente sono solo a garanzia del personale.

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