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La videosorveglianza non risolve i problemi

di Adria Bartolich

Nel decreto “Sblocca cantieri” è stato inserito un emendamento che  istituisce sistemi di sorveglianza negli asili nido, nelle scuole materne e nelle case di riposo. Il proposito è quello di applicare la misura anche agli altri ordini di scuola. Lo scopo dichiarato è di difendere  bambini, anziani e  disabili da eventuali maltrattamenti ma anche di tutelare i docenti da eventuali aggressioni da parte dei genitori. I Comuni e le strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali avranno perciò a disposizione 20 milioni di euro per provvedere all’installazione degli impianti.

Le registrazioni del sistema di videosorveglianza saranno  visionabili esclusivamente da parte delle Forze dell’ordine e solo dietro formale denuncia alle autorità nel pieno rispetto della normativa sulla privacy. In altre parole ciò che questa misura garantirà sarà di reperire immediatamente le prove della colpevolezze del docente o di un’altra figura professionale adibita alla cura e/o alla vigilanza, oppure di un genitore,  in caso di comportamenti scorretti.

Non che questo mi dispiaccia, tutt’altro: nutro anch’io  il massimo disprezzo per chi, approfittando del ruolo o della funzione che esercita, se la prende con i più deboli o con prepotenza difende le sue “ragioni”. Sono invece molto scettica sul fatto che una misura come questa riesca davvero a evitare  alcuni episodi e prevenirli. Infatti, per procedere verso il colpevole, si devono verificare condizioni quasi miracolose, e cioè che  entro una settimana, tempo massimo  per il quale si possono conservare  le immagini, qualcuno denunci l’accaduto (ma può farlo anche ora) e poi, in questo lasso di tempo, bisogna anche visionare il filmato.

La misura non incide infatti sul problema principale e cioè sul fatto che qualcuno si decida a denunciare e a parlare nel caso sia a conoscenza o subisca una situazione di abuso, condizione che difficilmente si verifica sulla base di un’iniziativa della vittima, specie nel caso di anziani inconsapevoli o bimbi piccolissimi, ma anche da parte dei docenti. Gli insegnanti non vengono aggrediti in classe, se non da qualche alunno più grande. In questo caso serve prima l’intervento educativo che  non quello dei carabinieri.

L’unico elemento che costituisce un vero deterrente è che ci sia un ambiente professionale tale da potere individuare tempestivamente chi ricorre ad alcuni mezzi. In altre parole, occorre una preventiva  selezione del personale, che oltre alla preparazione specifica  dimostri, con test e verifiche attitudinali, di essere una persona motivata e adatta per quel tipo di lavoro. Infine, è necessario che il livello della comunità professionale sia tale da espellere, senza difese corporative e omertose, chi professionale non è.

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