LA VITA CHE NON CEDE

di LORENZO MORANDOTTI

Un miracolo simbolico

Ora vive, quella «goccia di vita scappata dal nulla», come scrisse Oriana Fallaci nel 1975 nella sua Lettera a un bambino mai nato. Quella goccia che è Marisol, con un pezzo di luce splendente già nel nome, ora è sicuro che vive. Non è una possibilità appesa a un filo, ma un atto reale. Respira da sola.
È uno dei tanti miracoli di vita che ogni ora di ogni giorno avvengono, senza che si sappia. E di cui non ci si cura, preferendo pensieri di morte o tremori e timori apocalittici.
Ma qui e ora, sotto i riflettori, la vita che batte la morte in Marisol ha un grande significato simbolico. Suona anche come un augurio, quel sorriso di sollievo che fa trarre. Augurio che alla ripresa delle attività, dopo le ferie, fra tante prospettive tetre, ci sia comunque una speranza in un futuro di luce.
È come se nel buio d’un tratto si sia acceso un lampo di certezza. E fa bene ai comaschi, che porteranno per sempre con sé il ricordo dell’infanzia violata nella strage di Erba, l’immagine del piccolo Youssef massacrato da una furia cieca. Anche per questo è bello, da oggi, tornare al lavoro con una luce in più, di speranza bambina.
Marisol resiste e vive, allo scoccare della sua prima, faticosissima settimana di esistenza. Strappata dal grembo morente con un atto di coraggio e determinazione. «Molte donne si chiedono: metter al mondo un figlio, perché? Perché abbia fame, perché abbia freddo, perché venga tradito ed offeso, perché muoia ammazzato alla guerra o da una malattia?» si chiedeva la Fallaci in quel libro di 35 anni fa. Proseguendo così: «E negano la speranza che la sua fame sia saziata, che il suo freddo sia scaldato, che la fedeltà e il rispetto gli siano amici, che viva a lungo per tentar di cancellare le malattie e la guerra».
Richiedeva coraggio, l’avventura di Marisol. E qualcosa della determinazione dei sanitari che l’hanno strappata al gelo della morte pare proprio le sia giunto, insieme con l’amore che il cordone ombelicale le ha donato per otto mesi, fino alla tragedia che l’ha privata della madre. Così la piccola si è data coraggio e ha accettato la sfida della vita e ora al Sant’Anna si prepara alle battaglie di domani. Ed è bello che sia femmina, una promessa di donna. Cioè vita che prende forma, fiato e sangue pronunciando implicitamente la possibilità di un futuro per la specie. «Forte come la morte è l’amore», recita il Cantico dei Cantici: se la morte è una presenza inesorabile e inevitabile, anche l’amore aspira a essere tale. Perché «la vita esiste», come scriveva nel suo libro la Fallaci, «perché la vita non muore».

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