L’afghano arrestato a Bizzarone nega le accuse: «Non sono un “passatore”, non ho preso soldi»

Polizia di frontiera

Hanno risposto tutti alle domande del giudice delle indagini preliminari di Como, raccontando la loro versione dei fatti e, soprattutto, smentendo – in particolare il diretto interessato, ovvero il 39enne residente in Germania – di essere un “passatore” che trasportava due donne dietro un lauto pagamento. Tesi “sposata”, come detto, anche dalle due giovani afghane (di 25 e 19 anni) che trasportava sulla Chevrolet Orlando con cui, dalla Grecia, aveva raggiunto il porto di Bari e poi il valico di Bizzarone per cercare di entrare in Svizzera. Qui erano stati fermati e arrestati dalla polizia di frontiera di Ponte Chiasso. Si è svolto ieri l’interrogatorio di convalida, alla presenza degli avvocati delle difese, Fabrizio Natalizi, Paolo Monti e Anna Mitrione.
Il gip Massimo Mercaldo ha accolto quelle che erano state le richieste del pubblico ministero Maria Vittoria Isella, convalidando l’arresto e disponendo la custodia cautelare in carcere per tutti. Decisione che è arrivata nel pomeriggio di ieri.
Insieme i tre, un uomo e due donne afghani, erano partiti dal porto di Igoumenitza, in Grecia, affacciato sullo Ionio. In nave avevano raggiunto Bari, e da qui avevano risalito l’Italia per poi tentare il passaggio in Svizzera per raggiungere verosimilmente la Germania e il land del Baden-Württemberg. In cella erano finiti il 39enne residente a Schriesheim, in Germania, e le due donne di Kabul e di Kunduz, città dell’Afghanistan settentrionale.
Non si conosce molto del perché le due donne cercavano di raggiungere la Germania, e soprattutto a quando risalga la fuga dall’Afghanistan. Ieri, davanti al giudice, hanno raccontato di essersi conosciuti a Salonicco, in Grecia: «Hanno visto che ero afghano e che viaggiavo su una macchina con targa tedesca, così mi hanno chiesto un passaggio», avrebbe raccontato il presunto “passatore”, che ha anche aggiunto di essersi trovato nel Paese ellenico perché era andato a trovare due delle sue otto figlie in Turchia. I 20mila euro, le due donne avrebbero riferito di averli dati non al 39enne ma a uno straniero di colore che avrebbe fornito i documenti. Le ragazze infatti sono state arrestate perché trovate in possesso di documenti falsi, ovvero di un permesso di soggiorno che risultava essere stato rilasciato il 9 febbraio 2021 a Wiesbaden, in Germania, e di un passaporto tedesco rilasciato sempre a Wiesbaden il 14 gennaio 2020. Secondo le ricerche effettuate dalla polizia di frontiera, tuttavia, il passaporto delle due donne rientrava in un blocco di documenti in bianco che era stato rubato addirittura il 23 gennaio del 2015. Le indagini sono ovviamente in corso per cercare di appurare se dietro a questo viaggio ci sia o meno una organizzazione più strutturata che abbia pianificato il trasporto dalla Grecia a Bari e poi fino a Como. Versione che i tre arrestati hanno smentito in modo categorico.

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