L’appello: «Con la zona Arancione riaprire subito le scuole»

Uscita degli studenti dalle scuole superiori e alla fermata del bus (Liceo Giovio)

Domenica scorsa la Lombardia è scesa in strada per protestare contro la Dad. I genitori hanno invaso, in sicurezza, piazze e giardini chiedendo a gran voce il ritorno in aula per i propri figli. A Como erano un centinaio in piazza Cavour, nella vicina Varese addirittura in 600. Una realtà, quella dello stop alle lezioni in presenza, che sta avendo effetti negativi su genitori, personale scolastico e soprattutto sui giovani.

Raffaele Erba, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, torna ad affrontare il delicato tema prendendo come spunto un recentissimo studio eseguito da una squadra di medici, epidemiologi, biologi e statistici che «attraverso l’incrocio dei dati del virus, dimostra come in Italia non ci sarebbe alcuna correlazione tra la diffusione dei contagi e le lezioni in presenza. In poche parole, le scuole non sono veicoli significativi di trasmissione del virus. Condivido le proteste dei genitori per il prolungamento eccessivo della Dad che limita la formazione culturale degli studenti e il loro desiderio di socialità. I ragazzi sono stanchi e spesso i genitori non riescono a conciliare gli impegni di lavoro con la Didattica a distanza», è l’esordio di Raffaele Erba, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle. Se dunque è vero che in zona Rossa poco si può fare a livello regionale «è altrettanto vero che molto si può chiedere alla giunta Fontana quando la Lombardia passerà alla zona arancione, dal momento che la discrezionalità delle chiusure scolastiche è attribuita alle sue competenze.

Da qui nasce il mio appello a riaprire le scuole quando i dati miglioreranno e la Lombardia tornerà in zona arancione. Sono pronto a depositare una mozione per chiedere questo impegno al presidente Fontana. Credo sia nell’interesse di tutti andare verso questa direzione», spiega Erba. Dalle manifestazioni di domenica si comprende quanto sia importante il ruolo delle scuole per le famiglie. Si è in passato cercato di garantire il mantenimento delle aperture in sicurezza, nel pieno rispetto delle norme di prevenzione sanitarie e delle regole sul distanziamento sociale.

«Qualità didattica, socialità dei ragazzi e conciliazione vita-lavoro dei genitori sono gli aspetti importanti della quotidianità che vengono penalizzati dalle chiusure scolastiche», spiega Erba. E anche sul fronte sindacale c’è tensione. «La situazione è complessa e stressante – spiega Rosaria Maietta segretaria generale della Flc Cgil (scuola, università) – Il personale cerca di fare del proprio meglio con le lezioni a distanza, ma ci sono oggettivi problemi come l’impossibilità, ad esempio, in taluni casi di raggiungere tutti i ragazzi». Ma soprattutto uno dei nodi più intricati da sciogliere, in questo periodo, è naturalmente legato ai disservizi nelle operazioni di vaccinazione del personale scolastico. «Gli insegnanti sono prima stati convocati, poi è arrivato il blocco per il vaccino AstraZeneca e poi ancora richiamati, ma a quel punto il sistema di prenotazioni non ha funzionato creando enormi disservizi. E così il ritardo sulla somministrazione a docenti e personale è cresciuto. E in tutto ciò i ragazzi rimangono a casa. Ovviamente l’auspicio è rientrare quanto prima in aula».

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