L’appello del prefetto alla coscienza dei cittadini

Il presidente: «Siamo circondati, anche i più insospettabili sono coinvolti»
(f.bar.) «La coscienza dei cittadini è sicuramente uno degli strumenti più efficaci per combattere le mafie».
È il passaggio centrale del breve saluto di Bruno Corda, prefetto di Como, ieri mattina impossibilitato a presenziare alla riunione di Cermenate ma che ha ugualmente voluto mandare un messaggio ai tanti presenti. Nella casa di Cermenate, va ricordato, ha sede il Centro Studi Sociali contro le mafie. Progetto San Francesco, voluto dalla Cisl e attivo ormai da almeno un paio d’anni. Un luogo dove ritrovarsi, discutere e confrontarsi, aperto alle associazioni e da ieri anche punto di riferimento per il neocostituito “Comitato 5 dicembre”. A fare gli onori di casa Battista Villa, presidente del Progetto San Francesco.
«Siamo tutti chiamati in causa. Non ci possiamo sottrarre. La realtà è sotto gli occhi di tutti. Siamo circondati e spesso anche le persone più insospettabili sono coinvolte», ha detto Villa. «Va riscoperto l’impegno civile. Bisogna parlare, dobbiamo fare uno sforzo culturale per ricostruire le comunità», spiega Battista Villa.
E la casetta di Cermenate, sequestrata alla malavita organizzata di stampo calabrese e oggi intitolata all’avvocato milanese Giorgio Ambrosoli assassinato da un sicario a Milano nel 1979, dovrà rappresentare il cuore di questa riconquista del territorio perduto.
«Il compito non è certamente dei più facili – conclude sempre il presidente Villa – Tutti dovranno partecipare. Decisivo lo spirito di adesione dei cittadini che dovranno diventare dei baluardi della legalità. Dovranno trasformarsi in vere e proprie sentinelle. Perché purtroppo capita sempre più spesso, con assoluto stupore, di scoprire come insospettabili siano invece collusi con la malavita».

Nella foto:
I sindaci della Bassa all’interno della villa confiscata alla mafia (Fkd)

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