Lario, il distretto del ciclismo: lo sport del pedale ha un ruolo di eccellenza sotto ogni profilo

Mollema Lombardia 2019

La provincia di Como come un grande impianto sportivo e come un vero distretto per il ciclismo. Lo dice la storia, recente e più lontana, dello sport del pedale. L’interrogativo è se – al di là di singoli e eventi o di luoghi che chiamano a raccolta gli appassionati e gli stessi professionisti – istituzioni locali, economiche e sportive non debbano ragionare in maniera strutturale per valorizzare un patrimonio unico.
Nella vicina provincia di Varese, ad esempio, dove sono passati i Mondiali di ciclismo del 2008 vi sono monumenti all’interno delle rotatorie, cartelli che ricordano quell’evento e che fanno da riferimento a chi passa in bici su quelle strade.
Sul Lario, invece, capita che transitino per ovvi motivi una lunga serie di tour turistici, con amatori che arrivano da tutto al mondo in viaggi organizzati. Basta parlare con i promoter che li accompagnano per sapere che i luoghi ciclistici comaschi vengono visti di passaggio, ma poi si tende a spostarsi per il soggiorno in Valtellina, nel Milanese, nel Varesotto o nella provincia di Monza-Brianza.
Persone che bisognerebbe invece “bloccare” sul Lario, come nel caso della recente Gran Fondo “Il Lombardia”, andata in scena domenica scorsa. In molti hanno deciso di fermarsi non solo per il weekend che comprendeva anche il Giro dei Professionisti, ma anche per un periodo più lungo. Nelle ultime ore hanno infatti visitato il Museo del Ciclismo al Ghisallo reduci dalla gara provenienti da Australia, Stati Uniti e da molti Paesi europei. Proprio l’esposizione permanente voluta dal compianto Fiorenzo Magni può essere il riferimento per un distretto comasco del ciclismo.
Soltanto quest’anno i visitatori sono stati in totale 14mila, giunti da una settantina di Nazioni, compresa – fatto curioso – la Corea del Nord. Un ideale percorso lariano, da sfruttare turisticamente, con strutture all’altezza e appositi servizi, meriterebbe un ulteriore salto di qualità.
Numerosi i punti di riferimento, ispirati anche dai passaggi delle più importanti gare del mondo, come il Giro d’Italia e il “Lombardia”.
Il Ghisallo, con il Santuario caro ai corridori e il Museo con i suoi cimeli unici. Lì vicino c’è poi il Muro di Sormano, salita-cult, che è oggetto di mail quotidiane che giungono al Comune del Triangolo Lariano – soprattutto da Belgio e Olanda – con appassionati e amatori che chiedono informazioni. Tra i personaggi che si sono concessi in tempi recenti una scalata anche il pilota di Formula 1 Robert Kubica.
Stesso discorso per la città, con tratti come il colle di Civiglio che negli anni recenti è stato decisivo per il “Lombardia”, ultima edizione compresa, visto che da lì è partito lo scatto vincente dell’olandese Bauke Mollema, che si è aggiudicato l’edizione 2019 della gara.
E anche se i comaschi li vedono come il “salotto della città” e l’impianto che ospita le gare del Calcio Como, non va dimenticato che in piazza Cavour e sulla pista dello stadio Sinigaglia negli anni sono state scritte pagine di storia dello sport, con i successi di grandi campioni.
Lo stesso “Lombardia” in passato transitava anche dalla Valle Intelvi che oggi è abituale luogo di allenamento, con le sue impegnative salite, per campioni del calibro di Vincenzo Nibali, che spesso scala la Sighignola.
La stessa Brianza – se ne sono resi conto gli Amatori che hanno partecipato alla Gran Fondo di domenica, partita e arrivata a Cantù – con i suoi saliscendi può essere un terreno ideale.
Il ciclismo, dunque, come volano per un territorio che può credere di più nel turismo come settore trainante per l’economia del futuro. La riflessione è doverosa.

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