Lario, un mese dopo l’alluvione stato di calamità ancora al palo

Blevio

Un mese, poco più, o poco meno, dai drammatici giorni dell’alluvione che ha spazzato mezzo Lago di Como.
A Blevio, paese simbolo del disastro, nella foto, come scrive il “Corriere della Sera” ci sono ancora otto famiglie sfollate e sono già stati spesi circa 700mila euro per i primi interventi di messa in sicurezza. Tutti si sono messi al lavoro per liberare strade, case e terreni da massi, fango, acqua e altri detriti.
La conta dei danni è pesante, ma come spesso accade, i finanziamenti statali e regionali sono in ritardo. Solo Blevio attende 1,3 milioni di euro per le prime opere. Senza la dichiarazione dello stato di emergenza per calamità naturale la ricostruzione sarà più lenta e complicata. Un problema che stanno vivendo sulla propria pelle tanti amministratori. «Queste sono le nostre case, i nostri terreni e stiamo intervenendo con le nostre forze dal primo giorno, da qualche parte poi i fondi arriveranno. Non si capisce il motivo per cui quando accade qualcosa da altre parti d’Italia venga decretato lo stato di calamità naturale nel giro di tre giorni, una settimana, mentre da noi sia passano un mese e ci sia questo ritardo, ma pazienza». Sono amare le considerazioni del sindaco di Brienno, Francesco Cavadini. Brienno aveva già pagato un prezzo altissimo a causa dell’alluvione del luglio 2011. Dieci anni più tardi l’ondata di maltempo non ha risparmiato il paese. Oggi però non ci sono persone sfollate.
«Le strutture abitative hanno avuto danni, ma non internamente. Vi sono ville che sono state invase dai sassi. In tutto il paese sono mancati l’acqua e il metano, ma per fortuna abbiamo risolto queste problematiche – dice ancora il sindaco – Abbiamo sistemato il paese nel mese d’agosto, quando non è facile reperire le imprese, ripulito la piazza, stiamo intervenendo per la messa in sicurezza dei valletti, con interventi migliorativi a livello idraulico a monte. Si dovrebbe fare molto di più, ma le risorse al momento sono queste». Cavadini confida nell’aiuto dalla Regione e dal governo nazionale.
«Quando c’è stato il momento abbiamo visto tutti i politici fare un sopralluogo, ora serve che qualcuno faccia anche qualche bonifico o stacchi qualche assegno. Confido nella buona volontà e nel lavoro dei nostri rappresentanti». Nella vicina Laglio la situazione non è molto diversa. «La situazione non è cambiata molto rispetto alla fase iniziale dei lavori – spiega il sindaco, Roberto Pozzi – Abbiamo operato per mettere in sicurezza gli scarichi del valletto. Però per quanto riguarda le abitazioni, sono ancora inabitabili e anche la strada è inagibile. Stiamo aspettando il decreto del presidente del consiglio Draghi, con al suo interno stato di calamità naturale. Qui sapremo l’entità dei fondi e dei rimborsi alle famiglie».
«Noi abbiamo affidato a un geologo la stesura della relazione sui tipi di interventi. Ci sono 30mila metri cubi di detriti ancora nel sedime della valle – aggiunge Pozzi – la Provincia ha aiutato a ripulire la parte della strada provinciale Regina (nei due episodi alluvionali del 27 luglio e del 4 agosto). A monte ci sono ancora un muro crollato e altri elementi strutturali pericolanti». Solo per le prime opere sono serviti 320mila euro, ma il sindaco ha già firmato un’ordinanza per un altro milione. Il conteggio totale dei danni è stimato in 7 milioni di euro. «Abbiamo ancora tre famiglie sfollate, per sette persone, ospitate da parenti. La solidarietà per fortuna non manca, per gli sfollati sono stati raccolti 150 mila euro» conclude Pozzi.
Si lavora senza interruzione anche a Cernobbio. «Stiamo proseguendo con le opere di somma urgenza – spiega il sindaco, Matteo Monti – Nei valletti abbiamo quasi terminato la pulizia del materiale. Abbiamo incaricato un geologo e un ingegnere per mappare i danni e programmare i futuri interventi. Per metà settembre dovremmo avere un quadro generale. Ad oggi abbiamo speso 400mila euro, ma crediamo che ne serviranno almeno 10 milioni per ripristinare completamente la situazione».
La frana ha interessato infatti pesantemente quattro strade e sono in corso le verifiche geologiche anche su un edificio scolastico.
Anche a Cernobbio ci sono ancora persone sfollate, 4 nuclei familiari per otto persone. Una casa è ancora inagibile. «Avevo anch’io i piedi nel fango e comprendo la preoccupazione dei miei concittadini – dice ancora Monti – Dobbiamo fare valutazioni anche sulla scuola». La scuola in questione è quella primaria di Campo Solare, nella frazione montana di Casnedo. È lì che si sono fermate tonnellate di detriti.
«In questo momento la strutture è inagibile – dice il sindaco – Stiamo valutando la situazione». Di certo gli studenti non potranno rientrare nei locali all’inizio dell’anno scolastico.
«Fino al 2023 l’impegno sarà assoluto per la messa in sicurezza del territorio e per il suo monitoraggio» conclude Monti, che nel corso del suo mandato ha dovuto risolvere anche la frana della strada per Rovenna.

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