L’arte del mobile brianzolo nel nuovo “Canturium”

legno arredo

Sguardi sul passato per comprendere la realtà di oggi. La rivista “Canturium” diretta dall’architetto Tiziano Casartelli giunge al numero 64 offrendo ai lettori una carrellata di immagini storiche della città del mobile negli anni Sessanta e Settanta, che ne mettono in luce potenzialità e contraddizioni. La galleria iconografica attinge al repertorio di grandi fotografi canturini come Gianni Paini e Giuseppe Croci a testimoniare come, dopo il tramonto della società contadina (di cui rimangono segni importanti nelle cascine storiche che giustamente Casartelli con i suoi libri ha cercato di documentare e salvare dalla distruzione), la città si sia aperta alla modernità: i mobili non si trasportano più con il carretto e il mulo ma con il furgone, tuttavia le presenze di una civiltà preindustriale sono dure a morire. Il decennio “sixties” si apre a Cantù il 2 gennaio 1960 con la morte di Ugo Bernasconi, scrittore di aforismi e pittore, «figura di spicco nel panorama culturale italiano tra le due guerre» come annota Casartelli che sottolinea come «dalla sua casa al Montressone sono passati Giovanni Papini e Ardengo Soffici, Anselmo Bucci e Carlo Carrà, Francesco Pastonchi e Delio Tessa»,
La rivista dedica anche un servizio al restauro della cappella di Santa Maria che fu riaperta alla presenza dell’allora arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini, futuro papa Paolo VI, nel 1957.
Casartelli è anche uno storico del legno arredo brianzolo e ha dedicato notevoli pubblicazioni alla fucina del mobile canturina. La rivista “Canturium” ospita tra l’altro ampio spazio a una retrospettiva degli anni d’oro in cui Cantù ha saputo costruirsi con la logica del distretto che sa farsi ponte tra sapienza artigiana e produzione su più ampia scala un ruolo di primo piano nel mondo del mobile (in un telegramma riportato sul fascicolo 64 il grande designer scandinavo Alvar Aalto chiede all’architetto e designer milanese Gio Ponti informazioni sulla mostra “Selettiva”, kermesse canturina del mobile del 1955).
Spicca in tale sezione un contributo dello storico dell’architettura e del design nonché architetto Alberto Novati, che è dedicato – con la logica indagatrice della “microstoria” che fa parlare i documenti per aprire al lettore un mondo – al maestro Aldo Rossi (allievo di Ernesto Nathan Rogers, teorico dell’architettura e redattore della mitica rivista “Casabella”) e alla sua collaborazione con il raffinato atelier canturino di Bruno Longoni che porterà alla realizzazione dei mobili poi contenuti nel libro-catalogo Le cabine dell’Elba e altri mobili del 1993.
Nella rivista brianzola da non mancare anche il commosso ricordo che si deve alla penna di Emilio Magni, scrittore e giornalista comasco, dedicato ad Arturo Della Torre nel ventennale della morte. Un doveroso omaggio a un intellettuale fuori dagli schemi, capace di trovarsi e far trovare i suoi lettori a proprio agio sia nelle pagine di autori del Novecento lombardo e comacino in particolare – si era laureato sullo scrittore di Rebbio e traduttore e amico di James Joyce Carlo Linati di cui è stato uno dei massimi esegeti nel nostro Paese – che nei labirinti della gastronomia d’autore, lariana e ticinese.
Della Torre, docente all’istituto Pessina e alla Cattolica di Milano, era stato direttore della storica rivista culturale comasca “Broletto” (ispirata a quella che negli anni Trenta diresse Alberto Savinio), cui aveva dato una impronta frizzante e antiaccademica come era nella sua natura spaziando dai crotti lariani alle leggende e alle presenze storiche dell’antico quartiere della Cortesella e facendo arrabbiare più di un benpensante lariano con alcune irriverenti frecciate ironiche di cui la rivista si sapeva dotare.
Della Torre era stato anche curatore con Alberto Longatti di un volume dedicato alle lettere del canturino Ugo Bernasconi nel 1991 a cura della Biblioteca comunale della città, a lui intitolata, grazie soprattutto al prezioso lavoro di archivista compiuto dalla figlia di Bernasconi, Primavera, e dal genero Norberto Marchi

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