L’arte è sacra al “Cardinal Ferrari”

altPersonali. Fino al 10 maggio al centro pastorale di Como le opere del valtellinese Valerio Righini
Angeli guerrieri, croci, deposizioni, arche dell’alleanza, porte sapienziali che invitano a un cammino di conversione, tra Quaresima e Pasqua. E una intensa “Via Crucis” ispirata a testi poetici di don Angelo Casati, sacerdote diocesano sepolto a Fraciscio, da dove partì l’epopea di San Guanella. Il Centro Pastorale “Cardinal Ferrari”, in via Cesare Battisti 8 a Como, diventa una pinacoteca contemporanea. Ospiterà infatti, dal 2 aprile (inaugurazione alle 18.30) al 10 maggio, una mostra del valtellinese Valerio Righini, classe 1950, che vive e lavora a Tirano.

In tutto sono in scena, al primo piano dell’antico chiostro, una sessantina tra dipinti, sculture e grafiche, dagli anni Ottanta ad oggi. Due opere sono anche nella chiesa attigua alla struttura e due saranno all’esterno del chiostro stesso. La mostra, con presentazione di don Battista Rinaldi, si intitola Mors et vita conflixere, da un celebre inno liturgico dell’XI secolo ancora molto vivo nella Chiesa di oggi («Mors et vita duello conflixere mirando», «la morte e la vita si sono affrontate in un duello straordinario»). A ribadire un concetto che è valido tanto per chi crede come per gli agnostici: l’esistenza è un conflitto continuo, tra luce e tenebra. Nella prospettiva cristiana, la dialettica non è eterna ma ha un punto di fuga luminoso quanto risolutivo. 

 

La mostra inaugura, di fatto, una nuova funzione del centro, che ha in passato già ospitato eventi espositivi – come una mostra di litografie delle edizioni Lithos con opere dedicate a edifici sacri comaschi di Giuliano Collina e varie mostre documentarie con fotografie – ma, per la prima volta, si avventura sul terreno dell’arte.
«Tutta l’arte è sacra anche se non ha in modo esplicito un profilo religioso – dice Righini – Ho voluto di proposito sottilineare questo concetto celebrando, tra l’altro, il cinquantesimo della famosa lettera rivolta agli artisti da papa Paolo VI allo scopo di riannodare i rapporti tra i creativi e la Chiesa, e che anche lo scrittore e critico Giovanni Testori sottolineò a suo tempo nella sua tesi di laurea: si è creato nei secoli un solco tra la Chiesa e l’arte, e Testori proponeva nella sua argomentazione agli artisti impegnati nel tema del sacro di tornare a rubare le forme del mondo laico e pagano, proprio come aveva fatto la Chiesa delle origini con i suoi artisti, innestandosi su stili e linguaggi precedenti al Cristianesimo».
Un documento che fece epoca, quello letto da Paolo VI nella Cappella Sistina il 7 maggio 1964, in cui il papa chiedeva ufficialmente scusa agli artisti per i canoni imposti e le censure che la Chiesa ha fatto calare nel corso dei secoli sulla loro fantasia: «Vi abbiamo messo una cappa di piombo addosso, possiamo dirlo; perdonateci…». Parole forti, la cui eco è risuonata anche l’anno scorso, quando per la prima volta, anche su impulso del “ministro della cultura” del Vaticano, il cardinale dai forti legami comaschi Gianfranco Ravasi, la Santa Sede ha avuto un padiglione alla 55ª “Biennale d’Arte contemporanea” di Venezia, in cui ha spiccato un’installazione del gruppo milanese Studio Azzurro.
Ma che artista è Righini? Amico e collaboratore di religiosi – come don Abramo Levi e padre Camillo Maria De Piaz – e collaboratore di poeti (come Giorgio Luzzi, Eugenio De Signoribus e Gilberto Isella) grazie alla complicità dell’editore di Osnago Alberto Casiraghi, si dichiara «erede di nomi autorevoli come Francis Bacon, sotto il cui tallone ho molto lavorato, e come la coppia Giorgio De Chirico e Alberto Savinio, con maggiore propensione per quest’ultimo. In scultura, mi sento figlio di un maestro come il valtellinese Mario Negri, ma mi piace, specie negli ultimi tempi, giocare molto con i materiali, e in questo mi sento affine all’eredità di un maestro come Alberto Burri».
La mostra di Righini rimarrà aperta con ingresso libero tutti i giorni (orari 8-12.30 e 13.30-19, il sabato chiusura anticipata alle 18.30), tranne dal 19 al 22 aprile e tutte le domeniche. Info allo 031.33.12.301. 

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