Lascia il “decano” a Palazzo Cernezzi. Ora Magatti punta a costruire il campo del centrosinistra

Bruno Magatti

Bruno Magatti ha trascorso 21 anni in consiglio comunale e 5 in giunta. Un tempo molto lungo, nel quale ha osservato da vicino, senza mai farsene contagiare, almeno tre “ere” politiche: il berlusconismo, il renzismo e il neo-populismo.
Ora lascia. Forse per raddoppiare. Ieri mattina, in una conferenza stampa convocata nella sala gruppi a Palazzo Cernezzi, il decano dell’amministrazione a Como ha voluto ancora una volta impartire a tanti una lezione di buona politica.
Ha annunciato che lascerà il consiglio – lo farà lunedì – non per abbandonare la città al suo destino ma per lavorare a un nuovo progetto, per «arare il campo del centrosinistra». Magatti rimane presidente di Civitas, la lista civica che nel 2017 gli permise di tornare sui banchi dell’assemblea cittadina dopo l’esperienza di assessore ai Servizi sociali nella giunta di Mario Lucini. E da lì, tenterà di «imbastire un lavoro di cucitura in vista delle elezioni del 2022». Un lavoro iniziato «già prima dell’estate – dice Magatti – Adesso è arrivato il momento di dare ritmo al progetto».
In consiglio gli subentrerà Guido Rovi, al quale cede il posto Eva Cariboni, prima dei non eletti di Civitas e intenzionata anch’essa a impegnarsi con mani libere al nuovo progetto politico. Nel 2017, con la candidatura di Maurizio Traglio il centrosinistra non riuscì a trovare una strada unitaria. Tuttora Magatti giudica quella scelta un errore e forse anche per questo si è messo in moto con largo anticipo.
«A noi interessa una questione di metodo – dice – non ci vogliamo rassegnare alle micro-dittature di micro-maggioranze. Se si vuole essere inclusivi bisogna camminare insieme a lungo. Il tema che poniamo noi è: come rispondere a una diffusa domanda di partecipazione?».
Per evitare fraintendimenti o letture politiciste, il presidente di Civitas spiega di non voler fare una «ennesima fabbrica del programma. Non ci serve una sommatoria di idee destinate a rimanere slegate tra loro».
Usa invece la metafora della «bottega artigiana» per chiarire che il progetto messo in campo da Civitas si rivolge innanzitutto ai più giovani, a chi vuole «imparare come si sta nelle istituzioni e come si fa politica in una città». Certo, senza dimenticare l’importanza del «dialogo per la costruzione del campo progressista di Como». L’obiettivo di Magatti è chiaro: prima ragionare assieme, definire il perimetro, concordare una strategia. Poi, alla fine, trovare un candidato sindaco «che sia capace di tenere assieme tutti. Qualcuno che sia in grado di interpretare lo spirito del progetto, A noi non interessa un nome ma un percorso. Non si tratta di trovare Mosè che ci porta oltre il Mar Rosso. E giudichiamo sbagliato catapultare qualcuno dall’alto, perché all’orizzonte non c’è alcun unto del Signore in salsa missoltina».
Tutto questo come sarà visto dal resto del centrosinistra? «Non lo so – risponde Magatti – spero non con malevolo fraintendimento. Noi ce la giochiamo sulla nostra credibilità personale. Puntiamo sull’autonomia di valutazione e di giudizio di ciascuno. Poi vedremo che cosa succederà».

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