L’asse straordinario oltre i giardini a lago

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di Marco Guggiari

Un grande paradosso ricorre, a Como e in tutta Italia, in tema di progetti di pubblico interesse. Quando vengono stanziate risorse, dalle Regioni o dall’Unione Europea, capita di non arrivare in tempo a utilizzarle. È quanto rischia di accadere adesso nella nostra città per i giardini a lago, da tempo in predicato di una radicale trasformazione. I ritardi accumulati dagli uffici comunali lasciano tuttora in bilico metà del finanziamento lombardo disponibile (600mila euro). Può una realtà come la nostra, affamata di opere, vivere situazioni simili? La risposta porterebbe lontano: alla programmazione dell’attività amministrativa, ai controlli politici, alla carenza di personale, all’accumulo di lavoro… Resta la grave contraddizione. L’occasione suggerisce di guardare anche al merito della faccenda. Sempre che non si perdano i soldi, il cantiere aprirà in ottobre e chiuderà nella prossima primavera. Se ne parla ormai da tre giunte; l’attuale ha modificato il progetto. A opera finita ci saranno diversi percorsi pedonali, un nuovo spazio giochi, bagni pubblici, una fontana di diametro inferiore a quanto originariamente previsto, due aree di ristoro.

Spariranno lo storico minigolf che non eccita più le nuove generazioni e la vecchia locomotiva, spostata dalla presente posizione. Bene per il restyling, ma l’orizzonte dovrebbe essere ampliato. L’area che va dai giardini all’inizio della Passeggiata Gelpi salderà, in prospettiva, il nuovo lungolago (se mai un giorno l’opera sarà finita…) alla Villa del Grumello, passando per il restaurato parco di Villa Olmo.

Quale città dispone di qualcosa del genere? Si parla sempre tanto di turisti, poco di comaschi. Per gli uni e per gli altri, quell’asse è straordinario. Occorre però risolvere un po’ di problemi: ripulire l’area da vandali, balordi e spacciatori; eliminare il traffico che l’assedia; restituire lo stadio a una pluralità di funzioni. L’occasione è importante per osare. Quante volte si è parlato di tutto questo? Quanti spunti rimasti sulla carta. L’assessore Nini Binda, nel 1997, propose recinzioni per salvaguardare i monumenti e gli spazi che li circondano. Le società sportive della zona sollecitano in modo ricorrente soluzioni che la rendano viva e vissuta in tutte le ore del giorno e di sera. Sullo stadio vale lo stesso discorso. Speriamo che la nuova e danarosa proprietà del Como 1907 faccia seguito ai propositi e imprima una svolta positiva.

Non dimentichiamo che l’ex Pra Pasquée, dall’incrocio di via Cavallotti alla chiesa di San Giorgio, ancora a fine Settecento era palude.

Nell’Ottocento è stata bonificata. Lì ci sono stati l’Esposizione Voltiana del 1899, il Circo di Buffalo Bill del 1906. Sono sorti lo stadio e le sedi di Canottieri, Circolo della Vela, Motonautica, Aero Club. Tra gli anni Venti e Trenta del secolo scorso sono stati creati il Tempio Voltiano, il Novocomun, il Monumento ai Caduti e, nel 1983, quello alla Resistenza Europea. Qualcosa di meno, un riordino, un decoro, una logica complessiva, una migliore fruizione, è ora il minimo che si richiede a noi e ai nostri tempi.

È un’impresa alla nostra portata?

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