L’assessore regionale contro il Ticino «Ha affossato il progetto Casa del Fascio»

Casa del Fascio

Polemica a distanza anche con la direttrice del Max Museo di Chiasso

Un assessore regionale «stupito» e «perplesso» per una breve inchiesta giornalistica che descrive un dato di fatto. E una studiosa che ribadisce, punto su punto, le sue osservazioni critiche. Sullo sfondo, una città che resta incapace di dare luminosità e valore a uno dei suoi tesori più importanti.

La Como razionalista, chiusa nel suo guscio e ancora troppo spesso oscurata agli occhi dei tantissimi turisti che affollano le rive del Lario, è da tempo immemore oggetto di un dibattito tra esperti, politici, manager sulla sua possibile valorizzazione. Martedì scorso, sulle colonne del nostro giornale, Nicoletta Ossanna Cavadini ha ricordato come il Razionalismo comasco sia «un sistema culturale articolatissimo. Un laboratorio di portata europea» per promuovere il quale «serve un progetto solido e un team di esperti che lo concretizzi».

La studiosa svizzera di architettura, direttrice a Chiasso del “Max Museo”, ha insistito su questa idea il cui obiettivo dovrebbe essere la costruzione di un «patrimonio identitario forte» in grado di diventare anche «una risorsa turistica. Quando parlo di progetto – ha specificato Ossanna Cavadini – intendo una forma di gestione che faccia capo a una squadra di persone competenti, che non perdano mai di vista la relazione col territorio in cui operano».

Riflessioni pacate e di buon senso, che non sono però piaciute all’assessore alla Cultura della Regione Lombardia, Stefano Bruno Galli, il quale ha scritto al Corriere di Como dicendo di aver «letto con parecchio stupore e notevole perplessità l’intervista» alla direttrice del Max Museo. Afferma Galli di aver compiuto la sua prima missione da «assessore regionale all’Autonomia e alla Cultura proprio a Como», facendo un «sopralluogo alla Casa del Fascio. L’idea di valorizzare l’opera di uno dei principali esponenti del Razionalismo, di origine lombarda, in una delle capitali della cultura lombarda, la città di Plinio, Volta e Giovio, era molto seducente per l’allora neoassessore regionale alla Cultura – scrive Galli – Sono quindi cominciate le prime riflessioni progettuali e le prime trattative. Anzitutto con l’assessorato regionale alla Sanità: la parte posteriore dell’edificio è infatti occupata dai dipendenti dell’Ats (in realtà si tratta dell’ex Uli, ndr). Sono iniziate anche le riunioni con l’Accademia di Architettura di Mendrisio per valutare l’opportunità di portare a Palazzo Terragni l’Archivio del Moderno. Sarebbe stata davvero la sua sede naturale. Avrebbe richiamato studiosi e turisti da tutto il mondo, vista la vicinanza con la stazione delle Ferrovie Nord».

Secondo Galli, «Era un progetto senza dubbio ambizioso, ma davvero importante per l’offerta culturale della città e della Regione. Dopo mesi di riunioni e di trattative, l’Accademia di Mendrisio, a sorpresa e senza ragionevoli argomentazioni, ha tuttavia deciso di destinare l’Archivio del Moderno – che deve rientrare nel territorio nazionale entro il 2022 – alla città di Varese. Andrà nella ex caserma (!) Garibaldi, una volta effettuati i necessari lavori di ristrutturazione. Mentre Palazzo Terragni era già lì bell’e pronto, poiché versa in uno stato di ottima conservazione».

L’assessore, che dice di essersi «sentito preso in giro» dai vertici dell’Università ticinese, «suggerisce» al termine della sua lettera a Nicoletta Ossanna Cavadini di «rivolgersi» ai rettori di Usi e Accademia di Mendrisio «prima di emettere giudizi sommari e gratuiti in ordine alle politiche di valorizzazione dei beni culturali della Regione e della Città di Como. Nei fatti, sono stati i suoi connazionali elvetici ad affossare il progetto di Palazzo Terragni».
Toni forse un po’ troppo forti, cui la studiosa elvetica replica in modo pacato.

«Credo che il mio discorso sulla necessità di un progetto integrato di valorizzazione della città razionalista rimanga del tutto valido. C’è bisogno di chinarsi sul tema in modo organico con guide, percorsi, organizzazione di eventi. Forme di conoscenze aperte a tutti».

Al di là delle iniziative singole, di cui peraltro nessuno pochi erano a conoscenza, «bisogna sedersi a un tavolo con gli esperti, la politica, gli operatori del turismo e dare vita a un progetto di ampio respiro e articolato, che sia capace di catalizzare tutte le forze economiche necessarie».

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