L’atto d’accusa: gli episodi di violenza si potevano prevedere

Parla il direttore del Centro Studi sulla Sicurezza pubblica
Sono una decina le persone già identificate attraverso i filmati della Digos come i responsabili degli scontri che hanno preceduto e seguito la sfida Como-Inter di martedì scorso. Le questure di Como, Varese e Milano stanno lavorando insieme per chiudere al più presto questa brutta pagina di calcio.
Maurizio Marinelli, direttore del Centro studi sulla Sicurezza pubblica di Brescia, oltre che docente di Sociologia, è forse il massimo esperto italiano di problematiche legate ai tifosi. «La prima questione – dice Marinelli – riguarda i gemellaggi più o meno saldati negli anni. Ancora una volta i tifosi di Varese
sono andati contro quelli del Como. Si doveva tenere conto che non c’erano altre partite martedì e così tutti sono confluiti sul Lario».
«Poi purtroppo c’è l’atteggiamento di scontro e di ostilità che la gente ha nei confronti delle forze dell’ordine – aggiunge il direttore del Centro Studi – I feriti oltre che tra i tifosi del Como sono tra i poliziotti. Gli agenti rappresentano ancora lo Stato di diritto, l’avversario».
«E infine c’è il discorso del Sinigaglia – dice Marinelli – Lo stadio di Como sarà anche un monumento in un luogo incantevole, ma è da rivedere completamente. Anche in passato vi sono stati disastri».
Ma la violenza per una gara amichevole era davvero preventivabile?
«Purtroppo l’esperienza ci dice che gli incidenti ci possono essere, anche gravi, pure nel precampionato. L’Inter – aggiunge – ha una nutrita tifoseria che si sposta in tutta Italia. Come si faceva a pensare che non venissero a Como?».
Con l’inasprimento delle pene e la tessera del tifoso la situazione della violenza negli stadi è migliorata?
«I responsabili dei fatti di Como avranno un Daspo dai 3 ai 5 anni. Daspo, tessera del tifoso e steward hanno portato un atteggiamento nuovo. La situazione si è alleggerita, ma non nelle serie minori. Si deve lavorare tanto sull’educazione e la formazione, dalla famiglia alle scuole, agli oratori.
«Il luccichio delle lame e delle spranghe, le camionette che si muovono. Martedì sera le forze dell’ordine hanno vissuto una situazione di guerriglia urbana da G8. Potevano esserci danni incredibili»: Sergio Iaccino, vicesegretario provinciale del Sap, sindacato di polizia, torna su quei momenti che hanno preceduto e seguito il match amichevole tra il Como e l’Inter. «Spiace dirlo, ma queste partite non si possono organizzare, non si può rischiare la pelle per novanta minuti di amichevole. Ma invece gli errori si ripetono».
Qual è la vostra proposta per migliorare la sicurezza?
«Si tratta di cose trite e ritrite, potremmo scrivere un decalogo. Lo stadio lì non va bene. Cosa doveva fare la polizia per difendere i tifosi tranquilli? Forse caricare, lanciare lacrimogeni? Stiamo parlando del centro città. È la società civile che si deve muovere e fare qualcosa. Non vogliamo e non possiamo più vivere queste situazioni a rischio».

Paolo Annoni

Nella foto:
I tifosi dell’Inter, arrivati alla stazione di San Giovanni, scortati dalle forze dell’ordine

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