Laura Negretti, il teatro che resiste

Laura Negretti è Antigone

Il mondo dello spettacolo rischia di non poter ripartire nemmeno stavolta. L’aumentare dei contagi e la curva epidemiologica che non accenna ad abbassarsi potrebbero spingere il governo a un passo indietro dopo aver aperto alla possibilità per cinema e teatri di ripartire il prossimo 27 marzo. La decisione definitiva è dietro l’angolo.
Su Facebook intanto l’attrice comasca Laura Negretti, direttrice artistica della compagnia lariana “Teatro in mostra” che ha varato il nuovo spettacolo “Like” al Sociale di Canzo appena prima della chiusura dei teatri, ha salutato l’annuncio della riapertura eventuale fissata al 27 marzo e poi probabilmente procrastinata in funzione dell’andamento della curva epidemica come un buon segno. E continua a postare immagini dei sopralluoghi che sta compiendo in varie località lariane e lombarde – a Cernobbio, Colico, a Monticello Brianza tanto per fare solo pochi esempi – per mettere in calendario gli spettacoli che ha in repertorio per la prossima stagione estiva, presumibilmente tutti all’aperto e comunque in sicurezza.
«A differenza di molti colleghi che hanno preferito limitarsi a recriminare sul segnale fortissimo che è dietro la data, ho scelto di non vedere cose negative. Ovvio. aprire al 25% e solo se si è in zona gialla sono ostacoli. Ma l’importante è che ci abbiano indicato una data. Simbolicamente è molto importante. Probabilmente ne dovremo riparlare per dopo Pasqua. Il ministro ai Beni culturali Dario Franceschini, e quindi non il primo che passa per la strada, ci ha restituito per la prima volta dignità di attori e artisti e questo è per me un dato importante. Perché le cose possano esistere serve che abbiano un nome, lo diceva il sociologo Zygmunt Bauman, e non è una cosa secondaria dopo tanto silenzio che abbiamo patito noi lavoratori dello spettacolo».
«Inoltre il ministro – dice Laura – ha riconosciuto che ad oggi sono aperte attività che sono imparagonabilmente più pericolose dei teatri, ed è assurdo che i teatri siano ancora chiusi. Sono molto meno rischiosi di tanti altri luoghi aperti al pubblico, ad esempio dei ristoranti. E non l’ho detto io ma Franceschini. Se ripartiremo il 6 aprile andrà bene lo stesso, è già una ripartenza in pectore. Certo, un conto è far ripartire una struttura come la mia che non è legata alla capienza dei luoghi e altro conto è far ripartire uno spettacolo più impegnativo. Per questo ho aumentato in modo esponenziale i sopralluoghi sul territorio. A partire dal 10 aprile per arrivare a metà luglio ho l’agenda piena di date fissate, prima ancora di sapere se poi si potranno realmente fare, Ma per me è l’unico metodo di lavoro, la mia filosofia, il mio modus operandi. Molti miei colleghi si limitano alle proteste, o pensano: se aprono i teatri perdo i ristori. Io non lo condivido né lo accetto, è una logica assistenzialistica. Io penso alla fortuna che ho, in prospettiva, di poter riprendere il lavoro per cui sono nata».

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.